Questa sezione contiene informazioni relative alla legislazione sull'immigrazione (una sintesi della legge e schede tematiche relative, prodotte da un lavoro coordinato dall'Ufficio Immigrati del Comune di Firenze) e alcune informazioni utili ai cittadini stranieri per inserirsi nel mondo del lavoro.

SINTESI DELLA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE

SCHEDE TEMATICHE E TRADUZIONI

Sintesi della legge sull'immigrazione

Immigrazione,
domande e risposte sulla normativa

a cura di
Anna Zucconi.
Questo lavoro nasce dal coordinamento di:
Ufficio Immigrati - Comune di Firenze,
Caritas Diocesana di Firenze,
Conferenza Provinciale Permanente per l'Immigrazione,
Questura di Firenze - Ufficio stranieri;
Parlamondo - Cospe
Associazione Progetto Arcobaleno


RILASCIO DEL VISTO D'INGRESSO
(T.U. art. 4 - D.P.R. art. 5, 6 e 7)
a) Dove si richiede?
Il visto d'ingresso va chiesto alle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nel paese d'appartenenza, o territorialmente competenti, per il luogo di residenza dello straniero. Gli uffici di polizia di frontiera italiani possono essere autorizzati a rilasciare visti d'ingresso (per un periodo massimo di 10 giorni) o di transito (per un periodo massimo di 5 giorni), per casi d'assoluta necessità.
Nota: le suddette rappresentanze sono tenute ad assicurare adeguate forme di pubblicità dei requisiti e delle condizioni per il rilascio del visto d'ingresso, nonché degli eventuali requisiti integrativi resi necessari da particolari situazioni locali o da decisioni adottate nell'ambito della cooperazione con le rappresentanze degli Stati Schengen.
b) Quale documentazione è necessaria per tutti i tipi di richiesta?
Nella domanda lo straniero deve indicare
- le proprie generalità complete e quelle degli eventuali familiari al seguito
- gli estremi del passaporto o di altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
- il luogo dove è diretto
- il motivo e la durata del soggiorno
Deve inoltre allegare
- il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
- la documentazione concernente la finalità del viaggio (lavoro, ricongiungimento, salute, …)
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del viaggio e del soggiorno (definiti dal Ministero dell'interno, sulla base dei criteri indicati nel documento di programmazione, predisposto ogni tre anni)
- le condizioni di alloggio Se è con familiari al seguito (è possibile solo se titolare di carta di soggiorno, di un visto d'ingresso per lavoro subordinato di durata non inferiore ad un anno, per lavoro autonomo non occasionale, per studio o per motivi religiosi)
- il nulla osta della questura che ha accertato la validità della documentazione comprovante la disponibilità di alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia pubblica (in caso di figli sotto i 14 anni è necessario il consenso del titolare dell'alloggio nel quale il minore dimorerà).
L'esistenza dei suddetti requisiti deve essere attestata dall'ufficio comunale1 o dall'Azienda sanitaria locale competente per il territorio 2 che rilascia un certificato di idoneità igienico-sanitaria
- la documentazione comprovante i presupposti di parentela, coniugio, minore età o inabilità al lavoro e di convivenza. I certificati, rilasciati dalla competente autorità dello Stato di appartenenza, devono essere tradotti e legalizzati dalla rappresentanza consolare italiana. Il visto è rilasciato entro 90 giorni dalla data della richiesta.

USCITA DAL TERRITORIO DELLO STATO E REINGRESSO (D.P.R. art. 8)
Lo straniero che lascia il territorio dello Stato per recarsi in uno Stato non appartenente allo spazio della libera circolazione (Stati Schengen) è tenuto a sottoporsi ai controlli di polizia di frontiera. Il personale addetto ai controlli di frontiera deve apporre il timbro di uscita sul passaporto. Lo straniero, regolarmente soggiornante, uscito dall'Italia, quando intende rientrare deve esibire il passaporto, o documento equivalente, e il permesso di soggiorno in corso di validità al controllo di frontiera.
Se il permesso di soggiorno è scaduto?
Se il permesso di soggiorno è scaduto da non più di 60 giorni, lo straniero deve munirsi di visto di reingresso, rilasciato dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana nel Paese di provenienza, presentando il documento scaduto.
Se ha perso il permesso di soggiorno o è stato rubato?
Lo straniero privo di permesso di soggiorno, perché smarrito o sottratto, è tenuto a richiedere il visto di reingresso alla competente rappresentanza diplomatica o consolare italiana, unendo copia della denuncia del furto o dello smarrimento. Il visto di reingresso è rilasciato previa verifica dell'esistenza del provvedimento del questore concernente il soggiorno.
Se ha la carta di soggiorno?
Lo straniero titolare della carta di soggiorno rientra in Italia mediante la sola esibizione della carta di soggiorno e del passaporto o documento equivalente. Il provvedimento di diniego del visto di reingresso è comunicato allo straniero mediante consegna a mani proprie o notificazione del provvedimento scritto e motivato, contenente l'indicazione delle eventuali modalità d'impugnazione, e, se lo straniero non comprende l'italiano, deve essere accompagnato da una sintesi del suo contenuto nella lingua comprensibile allo straniero o, se ciò non è possibile, in inglese, francese, spagnolo o arabo, secondo la preferenza indicata dall'interessato.

 

 


 

 


PERMESSO DI SOGGIORNO
(T.U. art. 5 - D.P.R. art. 9, 10, 11, 12 e 13)
Lo straniero che, a richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, non esibisce, senza giustificato motivo, il passaporto o altro documento d'identificazione, o il permesso o la carta di soggiorno, è punito con l'arresto fino a 6 mesi e l'ammenda fino a £ 800.000.
1.Richiesta
Il permesso di soggiorno deve essere richiesto alla questura della provincia in cui lo straniero intende stabilirsi entro 8 giorni lavorativi dal suo ingresso in Italia. La richiesta deve essere compilata sul modulo rilasciato dalla questura: al momento della presentazione viene rilasciata una ricevuta con l'indicazione del giorno di ritiro del permesso di soggiorno.
Nella domanda lo straniero deve indicare
- le proprie generalità complete e quelle degli eventuali figli minori conviventi, per i quali sia prevista l'iscrizione nel permesso di soggiorno del genitore
- il luogo dove dichiara di voler soggiornare
- il motivo del soggiorno
Deve inoltre allegare
- il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente, nel quale sia stato apposto, se richiesto, il visto d'ingresso
- la documentazione, nei casi di soggiorno diversi da quelli per motivi di lavoro, attestante la disponibilità dei mezzi economici per il ritorno nel Paese di provenienza
- 4 fotografie formato tessera (allo straniero può essere richiesto di farsi ritrarre da apposita apparecchiatura per il trattamento automatizzato dell'immagine, in dotazione all'ufficio)
L'ufficio trattiene copia della documentazione esibita e può richiedere l'esibizione della documentazione o di altri elementi occorrenti per comprovare:
- l'esigenza del soggiorno, per il tempo richiesto
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti, commisurati ai motivi ed alla durata del soggiorno, rapportati al numero delle persone a carico
- la disponibilità di altre risorse o dell'alloggio, nei casi in cui tale documentazione sia requisito per il rilascio del permesso di soggiorno. La suddetta documentazione non è richiesta ai richiedenti asilo, agli stranieri ammessi al soggiorno per motivi di protezione sociale ed a coloro che rientrino in progetti di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie (conflitti, disastri naturali, ecc.).
2. Richiesta di permesso di soggiorno in casi particolari
- per gli stranieri che intendono soggiornare in Italia per un periodo non superiore a 30 giorni, l'esemplare della scheda rilasciata per ricevuta sostituisce il permesso di soggiorno per i 30 giorni successivi alla data d'ingresso nel territorio nazionale
- quando si tratta di soggiorno per turismo, di durata non superiore a 30 giorni, di gruppi guidati, la richiesta del permesso di soggiorno può essere effettuata dal capo gruppo
- per il soggiorno da trascorrersi presso convivenze civili o religiose, presso ospedali o altri luoghi di cura, la richiesta del permesso di soggiorno può essere presentata dall'esercente della struttura ricettiva o da chi presiede le case, gli ospedali, gli istituti o le comunità in cui lo straniero è ospitato. Gli stranieri che soggiornano in Italia per un periodo non superiore ai 30 giorni sono esentati dall'obbligo di comunicare alla questura competente per il territorio, entro i 15 giorni successivi, le eventuali variazioni del proprio domicilio abituale.
b) Rilascio e durata
Il permesso di soggiorno è rilasciato per i motivi e la durata indicati nel visto d'ingresso e non può comunque essere:
- superiore a tre mesi per visite, affari e turismo (vale anche per i permessi di soggiorno per turismo rilasciati dai Paesi Schengen)
- superiore a sei mesi per lavoro stagionale, o a nove mesi per lavoro stagionale nei settori che richiedono tale estensione
- superiore ad un anno, in relazione alla frequenza di un corso di studio o di formazione debitamente certificati.
E' rinnovabile però nel caso di corsi pluriennali
- superiore a due anni per lavoro autonomo, subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti familiari
Per richiesta di asilo e per emigrazione in un altro Paese sarà per la durata della procedura occorrente. Per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, a favore dello straniero già in possesso del permesso di soggiorno per altri motivi, sarà per la durata del procedimento di concessione o di riconoscimento. Il permesso di soggiorno contiene l'indicazione del codice fiscale. All'atto del ritiro dovrà essere esibita la documentazione attestante l'assolvimento degli obblighi in materia sanitaria (iscrizione al S.S.N.).



PERMESSI DI SOGGIORNO PER MOTIVI DI PROTEZIONE SOCIALE
(T.U. art. 18 - D.P.R. art. 25, 26 e 27)
a) Chi ne può usufruire?
- lo straniero soggetto ad una situazione di violenza o di grave sfruttamento nei confronti del quale possano sorgere concreti pericoli per la sua incolumità, conseguenti al tentativo di sottrarsi a detta situazione.
b) Chi li può richiedere?
La proposta del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale è effettuata - dai servizi sociali degli enti locali o dalle associazioni, enti ed altri organismi iscritti nel registro, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento degli Affari Sociali, purché abilitati alla realizzazione di programmi di assistenza e protezione sociale degli stranieri
- dal Procuratore della Repubblica nei casi in cui sia iniziato un procedimento penale relativamente a fatti di violenza o di grave sfruttamento nei confronti dello straniero.
La questura, ricevuta la proposta e verificata la sussistenza delle condizioni previste, provvede al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nel caso la proposta sia stata fatta dai servizi sociali o da altri enti autorizzati, il questore valuta la gravità ed attualità del pericolo anche sulla base degli elementi in essa contenuti.
c) Quali sono i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno?
- il parere del procuratore della Repubblica, quando sia iniziato il suddetto procedimento penale e il procuratore abbia omesso di formulare la proposta o questa non dia indicazioni circa la gravità ed attualità del pericolo
- il programma di assistenza ed integrazione sociale relativo allo straniero, conforme alle prescrizioni della Commissione interministeriale per l'attuazione dello stesso
- l'adesione dello straniero al medesimo programma, previa avvertenza delle conseguenze previste in caso di interruzione del programma o di condotta incompatibile con le finalità dello stesso
- l'accettazione degli impegni connessi al programma da parte del responsabile della struttura presso cui il programma deve essere realizzato.
d) Cosa consente questo tipo di permesso di soggiorno?
Consente l'accesso ai servizi assistenziali e allo studio, l'iscrizione alle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di età. Qualora, alla scadenza del permesso di soggiorno l'interessato risulti avere in corso un rapporto di lavoro, il permesso può essere ulteriormente prorogato o rinnovato per la durata del rapporto medesimo. Il permesso di soggiorno può essere altresì convertito in permesso di soggiorno per studio qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studi.
e) Che durata ha il permesso di soggiorno e quando può essere revocato?
Il permesso di soggiorno ha la durata di 6 mesi e può essere rinnovato per un anno, o per il maggior periodo occorrente per motivi di giustizia. Esso è revocato in caso di interruzione del programma o di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalate dal procuratore della Repubblica o, per quanto di competenza, dal servizio sociale dell'ente locale, o comunque accertate dal questore, in altre parole quando vengono meno le altre condizioni che ne hanno giustificato il rilascio. Il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale può essere altresì rilasciato, all'atto delle dimissioni dell'istituto di pena, anche su proposta del procuratore della Repubblica o del giudice di sorveglianza presso il Tribunale per i minorenni, allo straniero che abbia terminato l'espiazione di una pena detentiva, inflitta per reati commessi durante la minore età, e abbia dato prova concreta di partecipazione a un programma di assistenza e integrazione sociale.
MISURE STRAORDINARIE DI ACCOGLIENZA PER EVENTI ECCEZIONALI (T.U., art. 20)
Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stabilite le misure di protezione temporanea da adottarsi, anche in deroga a disposizioni del testo unico, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, di disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all'Unione europea.



RESIDENZA (T.U. art. 6 - D.P.R. art. 15)
a) Dove ci s'iscrive?
L'iscrizione anagrafica viene effettuata
- per nascita, nell'anagrafe del comune di residenza dei genitori o nel comune dove è iscritta la madre, qualora i genitori siano iscritti in anagrafi diverse
- per trasferimento di residenza da altro comune o dall'estero dichiarato dall'interessato, tenuto conto delle particolari disposizioni relative alle persone senza fissa dimora, nonché per mancata iscrizione nell'anagrafe di alcun comune.
Gli stranieri iscritti all'anagrafe sono tenuti a rinnovare la dichiarazione di dimora abituale nel comune, entro 60 giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno, corredata dallo stesso documento. Le iscrizioni, variazioni o cancellazioni anagrafiche sono comunicate d'ufficio alla questura competente per territorio. Le eventuali variazioni di domicilio devono essere comunicate dallo straniero al questore competente per territorio entro 15 giorni.
b) Quando e perché avviene la cancellazione?
La cancellazione avviene
- per trasferimento della residenza in altro comune o all'estero, nonché per il trasferimento della dimora in altro comune per le persone senza fissa dimora
- per irreperibilità accertata a seguito delle risultanze delle operazioni del censimento generale della popolazione, o quando a seguito di ripetuti accertamenti la persona sia risultata irreperibile, nonché per effetto del mancato rinnovo della dichiarazione di dimora abituale, trascorso un anno dalla scadenza del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno. Lo straniero viene avvisato e invitato a provvedere nei successivi 30 giorni.


OBBLIGHI DELL'OSPITANTE E DEL DATORE DI LAVORO (T.U. art. 7)
Chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio o ospita uno straniero, o apolide, anche se parente o affine, o lo assume per qualsiasi causa alle proprie dipendenze, o cede allo stesso la proprietà o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro 48 ore, all'autorità locale di pubblica sicurezza.
La comunicazione comprende, oltre alle generalità del denunciante, quelle dello straniero o apolide, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione che lo riguardano, l'esatta ubicazione dell'immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospitata o presta servizio ed il titolo per il quale la comunicazione è dovuta.


CARTA DI SOGGIORNO (T.U. art. 9 - D.P.R. art. 16 e 17)
a) Chi ne ha diritto?
Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno 5 anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi.
b) Dove e come si richiede?
Si richiede alla questura della città in cui si risiede, compilando un modulo su cui bisogna indicare - le proprie generalità complete
- il luogo / i luoghi in cui lo straniero ha soggiornato in Italia nei 5 anni precedenti
- le fonti di reddito, specificandone l'ammontare
- il luogo di residenza
Alla domanda vanno allegati:
- copia del passaporto, o di documento equipollente o del documento d'identificazione rilasciato dalla competente autorità italiana da cui risultino nazionalità, la data (anche solo l'anno) e il luogo di nascita
- copia della dichiarazione dei redditi o del modello 101 rilasciato dal datore di lavoro, relativi all'anno precedente, da cui risulti un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale3
- certificato del casellario giudiziale e certificato delle iscrizioni relative ai procedimenti penali in corso
- 4 fotografie (formato tessera).
c) E per i familiari?
La carta di soggiorno può essere richiesta per il coniuge e per i figli minori degli anni 18 conviventi.
Alla domanda vanno aggiunti:
- documenti comprovanti lo stato di coniuge o di figlio minore, rilasciati dalla competente autorità dello Stato d'appartenenza, tradotti in italiano e autenticati dall'autorità consolare italiana
- documentazione comprovante la disponibilità d'alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia pubblica (in caso di figli sotto i 14 anni è necessario il consenso del titolare dell'alloggio nel quale il minore dimorerà). L'esistenza dei suddetti requisiti deve essere attestata dall'ufficio comunale4 o dall'Azienda sanitaria locale competente per il territorio5 che rilascia un certificato di idoneità igienico-sanitaria
- documentazione comprovante il reddito annuo non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede l'inserimento di un solo familiare, al doppio dell'importo annuo dell'assegno sociale se l'inserimento è di due o tre familiari, al triplo se è di quattro o più familiari. Il reddito di riferimento è quello prodotto da tutti i familiari conviventi non a carico. Se la carta di soggiorno è richiesta da coniuge straniero, o genitore straniero convivente con cittadino italiano o con cittadino di uno Stato dell'Unione europea residente in Italia, bisogna indicare anche le generalità del coniuge italiano o del figlio del cittadino italiano convivente. Per lo straniero che sia figlio minore convivente, la carta di soggiorno è richiesta da chi esercita la potestà sul minore. Le 4 fotografie vanno allegate per ogni familiare straniero inserito nella carta di soggiorno.
d) Rilascio della carta di soggiorno:
La questura rilascia una ricevuta, indicando il giorno in cui la carta potrà essere ritirata. La ricevuta non sostituisce in alcun modo la carta di soggiorno, che è rilasciata comunque entro 90 giorni dalla richiesta, previo accertamento delle condizioni richieste (fra le quali: assenza di procedimenti penali in corso e assenza di condanne)
e) E se viene negata o revocata?
Lo straniero può presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) competente, entro 60 giorni. L'espulsione dello straniero titolare di carta di soggiorno può essere disposta solo per gravi motivi di ordine pubblico.
f) Validità della carta di soggiorno:
La carta di soggiorno è a tempo indeterminato quale titolo per il soggiorno. Essa costituisce anche documento di identificazione personale con validità decennale, ma è soggetta a rinnovo quinquennale. Il rinnovo avviene su richiesta dell'interessato, corredata di nuove fotografie. Vantaggi della carta di soggiorno:
Lo straniero può
1. fare ingresso in Italia in esenzione di visto
2. svolgere ogni attività lecita, salvo quelle che la legge vieta espressamente allo straniero o comunque riserva solo al cittadino italiano
3. accedere ai servizi e alle prestazioni erogate dalla pubblica amministrazione
4. partecipare alla vita pubblica locale, esercitando anche l'elettorato quando previsto dall'ordinamento dell'ente locale.



RESPINGIMENTO, TRATTENIMENTO ED ESPULSIONE
(T.U. art. 10, 11, 12, 13, 13 bis, 14, 15, 16, 17 e 19 - D.P.R. art. 3, 18, 19, 20, 21, 22, 23 e 28) 6.

RESPINGIMENTO (T.U. art. 10)
La polizia di frontiera dispone il respingimento degli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti: documenti validi, visto d'ingresso, documentazione idonea al fine di provare lo scopo del soggiorno e l'effettiva disponibilità dei mezzi di sussistenza, per il proprio mantenimento, durante il medesimo. Il respingimento con accompagnamento alla frontiera è altresì disposto nei confronti degli stranieri - che entrano nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera e sono fermati all'ingresso o subito dopo - che, sprovvisti dei requisiti per l'ingresso in Italia, siano stati temporaneamente ammessi nel territorio per necessità di pubblico soccorso Il respingimento non viene effettuato se lo straniero chiede asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato o se vi sono i requisiti per l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari. I respingimenti sono registrati dall'autorità di pubblica sicurezza.

DISPOSIZIONI CONTRO LE IMMIGRAZIONI CLANDESTINE (T.U. art. 12)
Il presente articolo, sottolineando il fatto che chiunque compia attività dirette a favorire l'ingresso degli stranieri in Italia in violazione della legge, a scopo di lucro e non, è punito con la reclusione e con una multa, specifica altresì che non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.

ESPULSIONE (T.U. art. 13 e 13 bis - D.P.R. art. 18 e 19)
Quando si viene espulsi?
Per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, il Ministro dell'interno può disporre l'espulsione dello straniero anche non residente nel territorio dello Stato.
L'espulsione è disposta dal prefetto quando lo straniero
- è entrato in Italia sottraendosi ai controlli di frontiera e non è stato respinto
- si è trattenuto nel territorio dello Stato senza aver richiesto il permesso di soggiorno entro gli 8 giorni previsti (salvo che il ritardo sia dipeso da forza maggiore), se il permesso di soggiorno è stato revocato o annullato, o se è scaduto da più di 60 giorni e non è stato chiesto il rinnovo - è soggetto ritenuto socialmente pericoloso, in quanto dedito a traffici delittuosi, o che vive con proventi di attività delittuose, o che sia indiziato per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed associazioni analoghe.
L'espulsione è disposta in ogni caso con decreto motivato e il provvedimento è comunicato allo straniero mediante consegna a mani proprie o notificazione del provvedimento scritto e motivato, contenente l'indicazione delle eventuali modalità d'impugnazione. Se lo straniero non comprende l'italiano, il provvedimento deve essere accompagnato da una sintesi del suo contenuto nella lingua a lui comprensibile o, se ciò non possibile, in inglese, francese o spagnolo, secondo la preferenza indicata dall'interessato.
L'espulsione è eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera, quando lo straniero - è espulso per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o si è trattenuto indebitamente nel territorio dello Stato oltre i 15 giorni fissati con l'intimazione
- è soggetto ritenuto socialmente pericoloso e il prefetto rilevi, sulla base di circostanze obbiettive, il concreto pericolo che lo straniero si sottragga all'esecuzione del provvedimento
- è privo di valido documento attestante la sua identità e nazionalità e il prefetto rilevi, tenuto conto di circostanze obbiettive riguardanti il suo inserimento sociale, familiare e lavorativo, un concreto pericolo che lo straniero si sottragga all'esecuzione del provvedimento. Negli altri casi, l'espulsione contiene l'intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro 15 giorni. Allo straniero viene quindi concesso un periodo di 15 giorni per presentarsi al posto di polizia di frontiera indicato e lasciare volontariamente l'Italia, con l'avvertenza che, in mancanza, si procederà all'accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica.
Come e dove si presenta il ricorso?
Avverso il decreto di espulsione può essere presentato unicamente ricorso al Tribunale ordinario7, entro 5 giorni8 dalla comunicazione del decreto o del provvedimento. Il termine è di 30 giorni qualora l'espulsione sia eseguita con accompagnamento immediato. Il ricorso deve essere presentato al Tribunale del luogo in cui ha sede l'autorità che ha disposto l'espulsione, allegando il provvedimento impugnato. Può essere sottoscritto anche personalmente. Qualora ne sussistano i presupposti, lo straniero che intenda ricorrere avverso il provvedimento, può essere ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Il giudice accoglie o rigetta il ricorso decidendo con un unico provvedimento adottato, in ogni caso, entro 10 giorni dalla data di deposito del ricorso, sentito l'interessato. Lo straniero espulso è rinviato allo Stato di appartenenza, o, quando ciò non sia possibile, allo Stato di provenienza e non può rientrare in Italia, per un periodo di 5 anni, senza una speciale autorizzazione del Ministero dell'interno. Il giudice o il TAR possono determinare un periodo diverso, non inferiore a 3 anni, sulla base di motivi legittimi presentati dall'interessato e tenuto conto della complessiva condotta tenuta dallo stesso sul territorio dello Stato.
Contro il decreto di espulsione emanato per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato è ammesso ricorso al TAR del Lazio, sede di Roma.
Chi non può essere espulso?
- i minori di età, salvo il diritto a seguire il genitore o l'affidatario espulsi.
Se si tratta di minore abbandonato è immediatamente avvisato il Tribunale per i minorenni per i provvedimenti di competenza. Il minore di 14 anni viene iscritto nel permesso di soggiorno del genitore o dell'affidatario regolarmente soggiornante in Italia. Al minore viene comunque rilasciato un permesso di soggiorno per minore età
- gli stranieri conviventi con parenti entro il quarto grado o con il coniuge di nazionalità italiana.
A loro viene rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari
- le donne in stato di gravidanza e/o nei 6 mesi successivi alla nascita del figlio. A loro viene rilasciato un permesso di soggiorno per cure mediche
- gli stranieri per i quali sono previste misure di protezione temporanea per motivi umanitari, salvo che possa disporsi l'allontanamento in uno Stato che provvede ad accordare una protezione analoga contro le persecuzioni. A loro viene rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari
- gli stranieri in possesso di carta di soggiorno, salvo l'espulsione sia disposta per gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza nazionale o salvo il soggetto sia definito dalla legge socialmente pericoloso, in quanto dedito a traffici delittuosi, o perché vive con proventi di attività delittuose, o è indiziato per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed associazioni analoghe.

TRATTENIMENTO (T.U. art. 14 - D.P.R. art. 20, 21, 22 e 23)
Cos'è e quando viene disposto?
Quando non è possibile eseguire con immediatezza l'espulsione, mediante accompagnamento alla frontiera, o il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, all'acquisizione di documenti di viaggio, o per l'indisponibilità di mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino.
Nel centro gli deve essere assicurata la necessaria assistenza e il pieno rispetto della sua dignità, nonché la libertà di corrispondenza, anche telefonica, con l'esterno, e la libertà di colloquio con visitatori (familiari conviventi, il difensore, ministri d culto, personale della rappresentanza diplomatica o consolare, appartenenti ad enti, associazioni del volontariato e cooperative di solidarietà sociale ammessi a svolgere attività di assistenza secondo convenzioni stipulate precedentemente con la prefettura).
Il questore, entro le 48 ore, trasmette copia del provvedimento al giudice, il quale, sentito l'interessato, può convalidare il provvedimento. Il provvedimento cessa di avere ogni effetto qualora non sia convalidato entro le 48 ore successive. Il giudice della convalida è competente anche per i ricorsi avverso i provvedimenti d'espulsione.
Quanto tempo si permane nel centro?
La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi 20 giorni. Su richiesta del questore, il giudice può prorogare la permanenza di un massimo di ulteriori 10 giorni. Anche prima di tale termine, il questore esegue l'espulsione o il respingimento non appena è possibile, dandone comunicazione senza ritardo al giudice. Contro i decreti di convalida e proroga presso i suddetti centri, è proponibile ricorso per cassazione. Il relativo ricorso non sospende l'esecuzione della misura. Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente residente in Italia, o per altri gravi motivi di carattere eccezionale, il giudice che procede, sentito il questore, può autorizzare lo straniero ad allontanarsi dal centro per il tempo strettamente necessario, informandone il questore che ne dispone l'accompagnamento.

ESPULSIONE A TITOLO DI SANZIONE SOSTITUTIVA DELLA DETENZIONE (T.U. art. 15)
Il giudice nel pronunciare la sentenza di condanna per un reato non colposo o nell'applicare la pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale (accordo delle parti sul rito e sulla pena da irrogare) nei confronti dello straniero che si trovi nelle condizioni che richiedono l'espulsione da parte della prefettura, quando ritiene di dover irrogare la pena detentiva entro il limite di 2 anni e non ricorrono le condizioni per ordinare la sospensione condizionale della pena ai sensi dell'art. 163 del codice penale né le cause ostative (perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, o all'acquisizione di documenti per il viaggio, ecc.), può sostituire la medesima pena con la misura dell'espulsione per un periodo non inferiore a 5 anni.
L'espulsione è eseguita dal questore, anche se la sentenza non è irrevocabile.

 

 


 

 

LAVORO
(T.U. art. 3, 21, 22, 23, 24, 25, 26 e 27 - D.P.R. art. 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41)

L'ingresso per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, e di lavoro autonomo, avviene nell'ambito delle quote d'ingresso stabilite da decreti annuali emanati dal Presidente del Consiglio.
1) LAVORO SUBORDINATO A TEMPO DETERMINATO E INDETERMINATO (T.U. art. 22 - D.P.R. art. 30, 31, 37 e 41)
a) Autorizzazione al lavoro
Chi la rilascia?
L'autorizzazione al lavoro per lo straniero residente all'estero è rilasciata dalla Direzione provinciale del lavoro competente per il luogo in cui l'attività lavorativa dovrà effettuarsi, a richiesta del datore di lavoro, nei limiti qualitativi e quantitativi previsti dai suddetti decreti.
La richiesta deve contenere
- le complete generalità del titolare o del legale rappresentante dell'impresa, della sua denominazione e sede, o, se si tratta di lavoro a domicilio, le complete generalità del datore di lavoro committente
- le complete generalità del lavoratore straniero o dei lavoratori stranieri che s'intende assumere
- l'impegno di assicurare allo straniero il trattamento retributivo ed assicurativo previsto dalle leggi vigenti e dai contratti nazionali di lavoro di categoria o comunque applicabili
- la sede dell'impresa e dello stabilimento o del luogo in cui verrà prevalentemente svolta l'attività inerente al rapporto di lavoro - l'indicazione delle modalità di alloggio.
Devono essere allegati
- il certificato d'iscrizione dell'impresa alla Camera di commercio, industria e artigianato, munito della dicitura antimafia, salvo che il rapporto di lavoro non riguardi l'attività d'impresa
- copia del contratto di lavoro stipulato con lo straniero residente all'estero, sottoposto alla sola condizione dell'effettivo rilascio del relativo permesso di soggiorno
- copia della documentazione prodotta dal datore di lavoro ai fini fiscali, attestante la capacità economica L'autorizzazione al lavoro è rilasciata entro 20 giorni dal ricevimento della domanda, previa verifica delle condizioni previste.
b) Nulla osta della questura e visto d'ingresso
L'autorizzazione al lavoro, unitamente a copia della domanda e della documentazione allegata, deve essere presentata alla questura territorialmente competente per l'apposizione del nulla osta provvisorio ai fini dell'ingresso. Il nulla osta è apposto entro 20 giorni dal ricevimento, previa verifica che non sussistono, nei confronti del lavoratore straniero, motivi ostativi all'ingresso e al soggiorno nel territorio dello Stato e che il datore di lavoro a domicilio o titolare dell'impresa, o il legale rappresentante ed i componenti dell'organismo di amministrazione della società, non risultino denunciati per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale.
c) Per ottenere il visto d'ingresso
L'autorizzazione al lavoro, corredata del nulla osta della questura è fatta pervenire, a cura del datore di lavoro, allo straniero interessato ed è da questi presentata alla rappresentanza diplomatica o consolare competente per il rilascio del visto d'ingresso, entro 6 mesi dalla data del rilascio della stessa autorizzazione.
Il visto d'ingresso è rilasciato entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, previa verifica dei presupposti per il rilascio di ogni tipo di visto d'ingresso:
- il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
- la documentazione concernente la finalità del viaggio
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del viaggio e del soggiorno (definiti dal Ministero dell'interno, sulla base dei criteri indicati nel documento di programmazione, predisposto ogni tre anni)
- le condizioni di alloggio.
d) Liste degli stranieri che chiedono di lavorare in Italia
Le liste di lavoratori stranieri che chiedono di lavorare in Italia, sono formate in attuazione degli accordi o intese bilaterali fra gli Stati non appartenenti all'Unione Europea e Ministero degli affari esteri, di concerto con il Ministero dell'interno e con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sono compilate ed aggiornate per anno solare, distintamente per lavoratori a tempo indeterminato, determinato e per lavoro stagionale, e sono tenute nell'ordine di presentazione delle domande d'iscrizione presso le rappresentanze diplomatiche o consolari italiane.
Ciascuna lista consta di un elenco di nominativi e delle schede d'iscrizione che gli interessati sono tenuti a compilare e sottoscrivere, contenenti:
- Paese d'origine
- numero progressivo di presentazione della domanda
- complete generalità
- tipo del rapporto di lavoro preferito: stagionale, a tempo determinato o indeterminato
- capacità professionali o appartenenza ad una determinata categoria di lavoratori, qualifica o mansione
- conoscenza della lingua italiana, o del francese, dell'inglese, dello spagnolo o di altra lingua
- eventuali propensioni lavorative o precedenti esperienze di lavoro nel Paese d'origine o in altri Paesi
- l'eventuale diritto alla priorità per i lavoratori stagionali che siano già entrati regolarmente in Italia, sempre per lavoro stagionale, e siano usciti dopo il periodo previsto dal visto d'ingresso precedentemente rilasciato. Ciò deve essere attestato dall'esibizione del passaporto o altro documento equivalente, da cui risulti la data di partenza dall'Italia al termine del precedente soggiorno per lavoro stagionale L'Anagrafe annuale informatizzata, dove sono inseriti questi dati, è istituita a decorrere dal 1° gennaio 1999 presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale
- Direzione Generale per l'Impiego
- Servizio per i problemi dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie.
L'interessato, iscritto nelle liste dei lavoratori stranieri, ha facoltà di chiedere al Ministero del lavoro e della previdenza sociale la propria posizione nella lista.
e) Autorizzazione al lavoro degli stranieri iscritti nelle liste
I dati riguardanti le suddette liste sono immessi nel Sistema informativo lavoro del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e sono posti a disposizione dei datori di lavoro e delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro che ne fanno motivata richiesta, tramite la Direzione provinciale del lavoro. Le richieste di autorizzazione al lavoro per ciascun tipo di rapporto di lavoro sono effettuate, relativamente ai nominativi iscritti nelle liste, con le modalità previste per le autorizzazioni al lavoro, di cui sopra. Nel caso il datore di lavoro non intenda avvalersi della scelta nominativa, per le richieste numeriche si procede nell'ordine di priorità di iscrizione nella lista, a parità di requisiti professionali.


PRESTAZIONE DI GARANZIA (T.U. art. 23 - D.P.R. art. 34, 35 e 36)
a) Chi può farla e dove?
Il cittadino italiano o straniero, con un permesso di soggiorno di durata residua non inferiore ad un anno, che intenda farsi garante dell'ingresso di un cittadino straniero, per consentirgli l'inserimento nel mercato del lavoro, deve presentare entro 60 giorni dalla pubblicazione dei decreti di programmazione annuale, apposita richiesta nominativa alla questura della provincia di residenza, la cui autorizzazione all'ingresso costituisce titolo per il rilascio del visto d'ingresso.
La garanzia può essere presentata per non più di due stranieri ciascun anno. Per gli enti pubblici l'indicazione nominativa è fatta, salvo che disposizioni di legge o di regolamento consentano procedure diverse, nell'ordine di priorità indicato dalle liste tenute dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane, con graduatoria basata sull'anzianità d'iscrizione.
b) Che cosa bisogna garantire e come?
- l'assicurazione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale
- la disponibilità di un alloggio idoneo
- i mezzi di sussistenza in misura non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale9, del doppio se si presta la garanzia per due stranieri
- il pagamento delle spese di rimpatrio La garanzia relativa alle suddette prestazioni (eccetto per l'alloggio) è prestata mediante fideiussione o polizza assicurativa, il cui titolo deve depositarsi presso la questura competente all'atto della presentazione della domanda d'autorizzazione all'ingresso.
Il titolo è restituito:
- immediatamente se l'autorizzazione non è concessa
- a seguito della comunicazione della rappresentanza diplomatica o consolare che il visto d'ingresso non è stato concesso
- a seguito del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
La prestazione relativa all'alloggio può essere attestata mediante specifico impegno di chi ne ha la disponibilità, corredata della documentazione comprovante la disponibilità di un alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi d'edilizia pubblica. L'esistenza dei suddetti requisiti deve essere attestata dall'ufficio comunale 10 o dall'Azienda sanitaria locale competente per il territorio 11 che rilascia un certificato di idoneità igienico-sanitaria. L'autorizzazione viene concessa, entro 60 giorni dal ricevimento della garanzia, se sussistono gli altri requisiti per l'ingresso, nell'ambito delle quote stabilite e secondo le modalità indicate nei decreti d'attuazione del documento programmatico per gli ingressi per lavoro. Se è un ente pubblico che presenta la garanzia, i visti d'ingresso sono rilasciati su richiesta di lavoratori stranieri residenti all'estero e iscritti in apposite liste tenute dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane, con graduatoria basata sull'anzianità d'iscrizione.
Copia dell'autorizzazione è trasmessa alla Direzione provinciale del lavoro. Fatto ingresso in Italia lo straniero ottiene, previa iscrizione alle liste di collocamento, un permesso di soggiorno per un anno ai fini di inserimento nel mercato del lavoro.
c) Chi altro può prestare la garanzia?
Sono ammesse a prestare la garanzia anche le associazioni professionali e sindacali, gli enti e le associazioni del volontariato operanti nel settore delle immigrazioni da almeno tre anni, quando:
- sussistono le condizioni patrimoniali e organizzative previste dallo stesso DPR n. 394 (art. 52 e seguenti)
- nei confronti dei legali rappresentanti e dei componenti degli organi d'amministrazione e di controllo, o dei soci, se si tratta di società in nome collettivo, non risultino denunce per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale
- la prestazione di garanzia sia deliberata a norma dei rispettivi ordinamenti. La domanda d'autorizzazione all'ingresso è corredata di copia autentica della deliberazione, concernente la prestazione della garanzia, e della documentazione attestante la disponibilità delle risorse occorrenti. Le regioni, gli enti locali, comprese le comunità montane e i loro consorzi e associazioni, possono prestare la garanzia nei limiti delle risorse finanziarie, patrimoniali ed organizzative appositamente deliberate a norma dei rispettivi ordinamenti. E' sufficiente corredare la domanda d'autorizzazione all'ingresso di copia autentica della deliberazione.
d) Autorizzazione all'ingresso per inserimento nel mercato del lavoro L'autorizzazione all'ingresso è fatta pervenire, a cura del soggetto che presta la garanzia, allo straniero interessato ed è da questi presentata alla rappresentanza diplomatica o consolare competente per il rilascio del visto d'ingresso, entro e non oltre 6 mesi dalla presentazione della domanda. Il visto d'ingresso è rilasciato entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, previa verifica dei presupposti per il rilascio di qualsiasi tipo di permesso di soggiorno (vedi cap. 14.1, paragrafo c).
e) Rilascio del permesso di soggiorno per inserimento nel mercato del lavoro
Lo straniero, fatto ingresso in Italia, deve richiedere, entro 8 giorni lavorativi, il permesso di soggiorno per l'inserimento nel mercato del lavoro e, tramite la Direzione provinciale del lavoro, l'iscrizione alle liste di collocamento, esibendo la scheda della domanda di permesso di soggiorno rilasciata dalla questura. Il permesso di soggiorno, della durata di un anno, è rilasciato, previa conferma da parte della Direzione provinciale del lavoro competente, dell'avvenuta iscrizione nelle liste di collocamento. Lo straniero iscritto alle liste di collocamento, assunto con la prevista comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro, può richiedere alla questura il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro della durata:
- di 2 anni, salvo rinnovi, se si tratta di contratto di lavoro a tempo indeterminato
- pari alla durata del contratto di lavoro, e comunque non inferiore a 12 mesi dalla data del rilascio del permesso di soggiorno, nel caso di lavoro stagionale o a tempo determinato. Allo scadere del permesso di soggiorno per iscrizione alle liste di collocamento, lo straniero deve lasciare il territorio dello Stato, salvo che abbia ottenuto un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.


ISCRIZIONE NELLE LISTE DI COLLOCAMENTO DEL LAVORATORE LICENZIATO, DIMESSO O INVALIDO (D.P.R. art. 37)
a) Lavoratore licenziato o dimesso
Quando il lavoratore straniero perde il posto di lavoro ai sensi della normativa in vigore in materia di licenziamenti collettivi, l'impresa che lo ha assunto deve darne comunicazione alla competente Direzione provinciale del lavoro, entro 5 giorni dal licenziamento, per consentire il collocamento dello straniero e l'assistenza economica a suo favore. La predetta Direzione provinciale provvede all'iscrizione dello straniero nelle liste di collocamento per il periodo della residua validità del permesso di soggiorno e, comunque, salvo che per il lavoratore stagionale, per un periodo complessivo non inferiore ad un anno. Alle medesime condizioni, salvo che per il lavoratore stagionale, quando il licenziamento è disposto a norma delle leggi in vigore per il licenziamento individuale, o in caso di dimissioni, il datore di lavoro ne dà comunicazione entro 5 giorni alla competente Direzione provinciale del lavoro che provvede all'iscrizione dello straniero nelle liste di collocamento per il periodo della residua validità del permesso di soggiorno e, comunque, salvo che per il lavoratore stagionale, per un periodo complessivo non inferiore ad un anno. Quando il lavoratore straniero ha diritto a rimanere nel territorio dello Stato oltre il termine fissato dal permesso di soggiorno, la questura rinnova il permesso medesimo, previa documentata domanda dell'interessato, fino ad un anno dalla data d'iscrizione nelle liste di collocamento.
b) Lavoratore invalido o profugo
Nel caso di straniero regolarmente soggiornante per motivi di lavoro o per un motivo che consente il lavoro subordinato, che sia dichiarato invalido civile, l'iscrizione negli elenchi separati per le singole categorie di invalidi, equivale all'iscrizione nelle liste di collocamento. Tali elenchi sono istituiti presso gli uffici provinciali del lavoro e comprendono anche i profughi che risultino disoccupati e che aspirino ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative.


ACCESSO AL LAVORO STAGIONALE
(T.U. art. 24 - D.P.R. art. 38)
Le autorizzazioni al lavoro stagionale, con validità minima di 20 giorni e massima di 6 o 9 mesi, sono rilasciate entro 15 giorni dalla data di ricevimento delle richieste di assunzione del datore di lavoro, secondo le procedure previste per l'autorizzazione al lavoro per lavoro subordinato .
Ai fini dell'autorizzazione, i lavoratori stranieri che abbiano fatto rientro nello Stato di provenienza alla scadenza del permesso di soggiorno rilasciato l'anno precedente per lavoro stagionale hanno diritto di precedenza presso lo stesso datore di lavoro o nell'ambito delle medesime richieste cumulative, nonché nelle richieste senza indicazione nominativa, rispetto ai lavoratori stranieri che non si trovano nelle stesse condizioni. L'autorizzazione al lavoro deve essere presentata alla questura competente per territorio per l'apposizione del nulla osta ai fini del rilascio del visto d'ingresso.
a) Chi può fare richiesta oltre al singolo datore di lavoro?
Le richieste di autorizzazione al lavoro stagionale possono essere presentate anche dalle associazioni di categoria per conto dei loro associati. L'autorizzazione al lavoro stagionale a più datori di lavoro che impiegano lo stesso lavoratore straniero per periodi di lavoro complessivamente compresi nella stagione, nel rispetto dei limiti temporali previsti, deve essere unica, su richiesta dei datori di lavoro, anche cumulativa, presentata contestualmente, ed è rilasciata a ciascuno di loro. Sono ammesse ulteriori autorizzazioni anche a richiesta di datori di lavoro diversi, purché nell'ambito del periodo massimo previsto.
b) Si può convertire il permesso di soggiorno per lavoro stagionale?
I lavoratori stranieri che abbiano fatto rientro nello Stato di provenienza alla scadenza del permesso di soggiorno rilasciato precedentemente per lavoro stagionale, i quali sono autorizzati a tornare in Italia per un ulteriore periodo di lavoro stagionale, ed ai quali sia offerto un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, nei limiti delle quote annuali previste, possono richiedere alla questura il rilascio del permesso di soggiorno, osservate le disposizioni per la richiesta dello stesso (vedi cap.7, paragrafo a/1). Il permesso di soggiorno è rilasciato entro 20 giorni dalla presentazione della domanda, se sussistono le condizioni previste.


LAVORO AUTONOMO
(T.U. art. 26 - D.P.R. art. 39)
a) Quali documenti sono necessari?
Lo straniero che intende svolgere in Italia attività per le quali è richiesto il possesso di un'autorizzazione o licenza o l'iscrizione in apposito registro o albo, o la presentazione di una dichiarazione o denuncia, ed ogni altro adempimento amministrativo, è tenuto a richiedere alla competente autorità amministrativa, anche tramite proprio procuratore, la dichiarazione che non sussistono motivi ostativi al rilascio del titolo abilitativo o autorizzatorio, comunque denominato, osservati i criteri e le procedure previsti per il rilascio dello stesso. Oltre a quanto previsto per il riconoscimento dei titoli abilitanti all'esercizio delle professioni, conseguiti in un Paese non appartenente all'Unione europea, per le attività che richiedono l'accertamento di specifiche idoneità professionali o tecniche, il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, o altro Ministero o diverso organo competente per materia provvedono al riconoscimento dei titoli o attestati delle capacità professionali rilasciati da Stati esteri. Anche per le attività che non richiedono il rilascio di alcun titolo abilitativo o autorizzatorio, lo straniero è tenuto ad acquisire presso la Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per il luogo in cui l'attività lavorativa autonoma deve essere svolta, o presso il competente Ordine professionale, l'attestazione dei parametri di riferimento riguardanti la disponibilità delle risorse finanziarie occorrenti per l'esercizio dell'attività.
b) Dove si presenta la documentazione?
La dichiarazione rilasciata dal Ministero, unitamente a copia della domanda e della documentazione prodotta per il suo rilascio, nonché l'attestazione della Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura, devono essere presentate, anche tramite procuratore, alla questura territorialmente competente, per l'apposizione del nulla osta provvisorio ai fini dell'ingresso. Tale nulla osta è posto in calce alla dichiarazione del Ministero, entro 20 giorni dal ricevimento, previa verifica che non sussistono motivi ostativi all'ingresso e al soggiorno in Italia per motivi di lavoro autonomo, ed è rilasciata all'interessato o al suo procuratore. La dichiarazione, l'attestazione ed il nulla osta devono essere presentati alla rappresentanza diplomatica o consolare competente per il rilascio del visto d'ingresso. La stessa provvede, previo accertamento dei requisiti richiesti e della documentazione fatta pervenire al Ministero degli affari esteri dai Ministeri competenti e dalla competente Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura, al rilascio del visto d'ingresso per lavoro autonomo, con l'espressa indicazione dell'attività cui il visto si riferisce, nei limiti numerici stabiliti dalle quote annuali. Il visto d'ingresso per lavoro autonomo deve essere rilasciato o negato entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda e deve essere utilizzato entro 180 giorni dalla data del rilascio.
c) Se lo straniero è già in Italia con regolare permesso di soggiorno?
Lo straniero già in possesso di permesso di soggiorno diverso da quello che consente l'esercizio di attività lavorativa autonoma, può chiedere alla questura competente per il luogo in cui intende esercitare lavoro autonomo la conversione del permesso di soggiorno. A tal fine, oltre alla documentazione prevista per lo straniero che richiede il visto d'ingresso per lavoro autonomo, deve essere prodotta l'attestazione della Direzione provinciale del lavoro che la richiesta rientra nell'ambito delle quote d'ingresso per lavoro autonomo determinate annualmente.


CASI PARTICOLARI DI INGRESSO PER LAVORO
(T.U. art. 27 - D.P.R. art. 40)
a) Dove viene rilasciata l'autorizzazione al lavoro?
Per gli stranieri appartenenti ad una delle categorie sotto elencate di lavoratori, l'autorizzazione al lavoro è rilasciata, con l'osservanza delle modalità specifiche per categoria, dalla Direzione provinciale del lavoro competente per il luogo in cui l'attività lavorativa dovrà effettuarsi (salvo che per i lavoratori alle lettere h, l, m, n, o, p, e o), a richiesta del datore di lavoro, nei limiti qualitativi e quantitativi previsti dalle quote fisse annuali.
La richiesta deve contenere
- le complete generalità del titolare o del legale rappresentante dell'impresa, della sua denominazione e sede, o, se si tratta di lavoro a domicilio, le complete generalità del datore di lavoro committente
- le complete generalità del lavoratore straniero o dei lavoratori stranieri che s'intende assumere
- l'impegno di assicurare allo straniero il trattamento retributivo ed assicurativo previsto dalle leggi vigenti e dai contratti nazionali di lavoro di categoria o comunque applicabili
- la sede dell'impresa e dello stabilimento o del luogo in cui verrà prevalentemente svolta l'attività inerente al rapporto di lavoro
- l'indicazione delle modalità di alloggio.
Devono essere allegati
- il certificato d'iscrizione dell'impresa alla Camera di commercio, industria e artigianato, munito della dicitura antimafia, salvo che il rapporto di lavoro non riguardi l'attività d'impresa
- copia del contratto di lavoro stipulato con lo straniero residente all'estero, sottoposto alla sola condizione dell'effettivo rilascio del relativo permesso di soggiorno
- copia della documentazione prodotta dal datore di lavoro ai fini fiscali, attestante la capacità economica.
Ai fini del visto d'ingresso e della richiesta del permesso di soggiorno, l'autorizzazione al lavoro deve essere utilizzata entro 90 giorni dal rilascio.
b) Durata del relativo permesso di soggiorno
Eccetto per gli stranieri alla lettera f, per i quali la durata del permesso di soggiorno non può essere superiore ad un anno, in relazione alla frequenza di un corso per formazione debitamente certificata (rinnovabile se il corso è pluriennale), il visto d'ingresso e il permesso di soggiorno sono rilasciati per il tempo indicato nell'autorizzazione al lavoro o, se questa non è richiesta, per il tempo strettamente corrispondente alle documentate necessità. Per i rapporti di lavoro determinati, l'autorizzazione non può essere concessa per un periodo superiore a quella del rapporto di lavoro a tempo determinato e, comunque, a due anni.
La proroga, se prevista, non può superare lo stesso termine. La validità dell'autorizzazione deve essere espressamente indicata nel provvedimento.
c) Categorie e modalità specifiche:
a) dirigenti o personale altamente specializzato di società aventi sede o filiali in Italia o di uffici di rappresentanza di società estere che abbiano la sede principale di attività nel territorio di uno Stato membro dell'Organizzazione mondiale del commercio, o dirigenti di sedi principali in Italia di società italiane o di società di altro Stato dell'Unione europea: lo straniero deve essere assunto da almeno un anno prima della data del trasferimento temporaneo;
b) lettori universitari di scambio o di madre lingua: l'autorizzazione è subordinata alla richiesta dell'Università o dell'istituto di istruzione universitaria che attesti il possesso dei requisiti professionali necessari per l'espletamento delle relative attività;
c) professori universitari e ricercatori destinati a svolgere in Italia un incarico accademico o un'attività retribuita di ricerca presso università, istituti di istruzione e di ricerca operanti in Italia: vedi b);
d) traduttori e interpreti: la richiesta deve essere presentata direttamente dall'interessato corredandola del contratto relativo alla prestazione professionale da svolgere in Italia, oppure dal datore di lavoro in caso di assunzione in qualità di lavoratore subordinato;
e) collaboratori familiari aventi regolarmente in corso all'estero, da almeno un anno, rapporti di lavoro domestico a tempo pieno con cittadini italiani o di uno Stato membro dell'Unione europea residenti all'estero, che si trasferiscono in Italia, per la prosecuzione del rapporto di lavoro domestico: deve essere acquisito il contratto di lavoro autenticato dalla rappresentanza diplomatica o consolare. L'autorizzazione non può essere rilasciata a favore dei collaboratori familiari di cittadini stranieri non appartenenti ad uno Stato membro dell'Unione europea;
f) persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione professionale, svolgano periodi temporanei di addestramento presso datori di lavoro italiani, effettuando anche prestazioni che rientrino nell'ambito del lavoro subordinato: l'autorizzazione al lavoro è rilasciata esclusivamente per la durata del periodo di addestramento dichiarata dal datore di lavoro, che non può superare il biennio. Durante tale periodo di addestramento, il lavoratore interessato può svolgere le prestazioni di lavoro subordinato mediante un rapporto di tirocinio;
g) lavoratori alle dipendenze di organizzazioni o imprese operanti nel territorio italiano, che siano stati ammessi temporaneamente, a domanda del datore di lavoro, per adempiere funzioni o compiti specifici, per un periodo limitato o determinato, tenuti a lasciare l'Italia quando tali compiti o funzioni siano terminati: l'autorizzazione al lavoro può essere richiesta solo da organizzazione o impresa, italiana o straniera, operante nel territorio dello Stato, con proprie sedi, rappresentanze o filiali, e può riguardare soltanto prestazioni qualificate di lavoro subordinato, per un numero limitato di lavoratori;
h) lavoratori marittimi componenti l'equipaggio delle navi con bandiera italiana e dipendenti da società straniere appaltatrici dell'armatore, chiamati all'imbarco su navi italiane da crociera: si osservano le specifiche disposizioni di legge che disciplinano la materia e non è necessaria l'autorizzazione al lavoro. I relativi visti d'ingresso sono rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane entro termini abbreviati e con procedure semplificate definite con le istruzioni del Ministero degli affari esteri. Essi consentono la permanenza a bordo della nave anche quando la stessa naviga nelle acque territoriali o staziona in un porto nazionale. In caso di sbarco, si osservano le disposizioni in vigore per il rilascio del permesso di soggiorno. Restano ferme le disposizioni in vigore per il rilascio di visti di transito;
i) lavoratori dipendenti regolarmente retribuiti da datori di lavoro, persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede all'estero e da questi direttamente retribuiti, i quali siano temporaneamente trasferiti dall'estero presso persone fisiche o giuridiche, italiane o straniere, residenti in Italia, al fine di effettuare in Italia determinate prestazioni oggetto di appalto stipulato tra le predette persone fisiche o giuridiche residenti o aventi sede in Italia e quelle residenti o aventi sede all'estero, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 1655 del codice civile, della legge 23.10.60, n. 1369, e delle norme internazionali e comunitarie: accordi bilaterali con Stati non appartenenti all'Unione europea possono prevedere l'impiego in Italia, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, alle dipendenze di datori di lavoro italiani o stranieri operanti in Italia, di gruppi di lavoratori, per la realizzazione di opere determinate o per la prestazione di servizi per un tempo non superiore a 2 anni, al termine dei quali i lavoratori stranieri hanno l'obbligo di rientrare nel Paese di provenienza. In tali casi l'autorizzazione al lavoro, il visto d'ingresso ed il permesso di soggiorno sono rilasciati per il tempo strettamente necessario alla durata del rapporto di lavoro connesso alla realizzazione dell'opera o alla prestazione del servizio;
l) lavoratori occupati presso circhi o spettacoli viaggianti all'estero: l'autorizzazione al lavoro è rilasciata dall'Ufficio speciale di collocamento dei lavoratori dello spettacolo di Roma e sue sezioni di Milano e Napoli e dall'Ufficio di collocamento per lo spettacolo di Palermo, per un periodo non superiore a 6 mesi, salvo prosecuzione del rapporto di lavoro con il medesimo datore di lavoro;
m) personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali, concertistici o di balletto: vedi l);
n) ballerini, artisti e musicisti da impiegare presso locali di intrattenimento: vedi l);
o) artisti da impiegare da enti musicali teatrali o cinematografici o da imprese radiofoniche o televisive, pubbliche o private, o da enti pubblici, nell'ambito di manifestazioni culturali o folcloristiche: vedi l);
p) stranieri che siano destinati a svolgere qualsiasi tipo di attività sportiva professionistica presso società sportive italiane ai sensi della legge 23.03.81, n.91: l'autorizzazione al lavoro è sostituita dalla dichiarazione nominativa di assenso del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, sulla richiesta della società destinataria delle prestazioni sportive;
q) giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia e dipendenti regolarmente retribuiti da organi di stampa quotidiani o periodici, o di emittenti radiofoniche o televisive straniere e giornalisti occupati alle dipendenze di rappresentanze diplomatiche o consolari o di enti di diritto internazionale aventi sede in Italia: l'autorizzazione al lavoro non è richiesta;
r) persone che, secondo le norme di accordi internazionali in vigore per l'Italia, svolgono in Italia attività di ricerca o un lavoro occasionale nell'ambito di programmi di scambi di giovani o di mobilità di giovani o sono persone collocate "alla pari": l'autorizzazione al lavoro è rilasciata nell'ambito, anche numerico, degli accordi internazionali in vigore, per un periodo non superiore ad un anno, salvo diversa indicazione degli accordi medesimi. Se si tratta di persone collocate "alla pari" al di fuori di programmi di scambio di giovani o di mobilità di giovani, l'autorizzazione al lavoro non può avere durata superiore a 3 mesi. Nel caso di stranieri che giungano in Italia con un visto per vacanze-lavoro, nel quadro di accordi internazionali in vigore per l'Italia, l'autorizzazione al lavoro può essere rilasciata dalla Direzione provinciale del lavoro successivamente all'ingresso dello straniero nel territorio dello Stato, a richiesta del datore di lavoro, per un periodo complessivo non superiore a 6 mesi e per non più di 3 mesi con lo stesso datore di lavoro.
L'autorizzazione al lavoro per gli stranieri alle lettere a, b, c e d e la dichiarazione di assenso del C.O.N.I. (lettera p), è richiesta anche quando si tratta di prestazioni di lavoro autonomo.
d) Si possono rinnovare o convertire i permessi di soggiorno?
L'autorizzazione al lavoro, il visto d'ingresso ed il permesso di soggiorno per le suddette categorie di lavoratori stranieri, non possono essere rinnovati, ad eccezione dei provvedimenti relativi agli stranieri alla lettera f, e, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, non possono essere utilizzati per un diverso rapporto di lavoro. Questi permessi di soggiorno non possono essere convertiti, salvo quelli per formazione che, durante il periodo di addestramento, possono essere convertiti in permessi disoggiorno per motivi di lavoro.

 

 


 

 

DIRITTO ALL'UNITÀ FAMILIARE
(T.U. art. 28)

Il diritto a mantenere o a riacquistare l'unità familiare nei confronti dei familiari stranieri è riconosciuto, agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, rilasciato per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per asilo, per studio o per motivi religiosi. In tutti i procedimenti amministrativi o giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all'unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione, con carattere di priorità, il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall'art. 3, comma 1, della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989. 9.
1) VISTO PER RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
(T.U. art. 29 - D.P.R. art.
a) Per chi si può richiedere?
- per il coniuge non legalmente separato
- per i figli minori a carico, anche del coniuge, o nati da conviventi o da coniugi legalmente separati, a condizione che l'altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso scritto (con autentica della firma da parte della rappresentanza diplomatica o consolare italiana). Si considera minore il figlio di età inferiore a 18 anni
- per i genitori a carico
- parenti entro il terzo grado, a carico, inabili al lavoro secondo la legislazione italiana
- è consentito l'ingresso per ricongiungimento al figlio minore, regolarmente soggiornante in Italia, del genitore naturale che dimostri, entro un anno dall'ingresso in Italia, il possesso dei requisiti (disponibilità di alloggio e di reddito) previsti per il ricongiungimento familiare
- è consentito l'ingresso al seguito di cittadino italiano o comunitario dei familiari con i quali è possibile attuare il ricongiungimento familiare
b) Dove e come si richiede?
Si richiede alla questura presentando:
- la carta di soggiorno, o il permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, rilasciato per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per asilo, per studio o per motivi religiosi, o idonea documentazione attestante la cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell'Unione Europea
- la documentazione attestante la disponibilità di un reddito annuo non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale12 se si chiede il ricongiungimento con un solo familiare, al doppio dell'importo annuo dell'assegno sociale se il ricongiungimento è con due o tre familiari, al triplo se con quattro o più familiari.
- la documentazione comprovante la disponibilità di alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia pubblica (in caso di figli sotto i 14 anni è necessario il consenso del titolare dell'alloggio nel quale il minore dimorerà). L'esistenza dei suddetti requisiti deve essere attestata dall'ufficio comunale 13 o dall'Azienda sanitaria locale competente per il territorio 14 che rilascia un certificato di idoneità igienico-sanitaria.
c) Chi rilascia il visto d'ingresso?
La questura rilascia ricevuta della domanda e della documentazione presentata, apponendo sulla copia della domanda e degli atti il timbro datario dell'ufficio e della sigla dell'addetto alla ricezione. Verificata la sussistenza dei requisiti, la questura rilascia, entro 90 giorni dalla ricezione, il nulla osta, condizionato dall'effettiva acquisizione, da parte dell'autorità consolare italiana, della documentazione comprovante i presupposti di parentela, coniugio, ecc.. Il richiedente invia il nulla osta al familiare e, comunque, trascorsi i 90 giorni dalla richiesta del nulla osta, l'interessato può ottenere il visto d'ingresso direttamente dalle rappresentanze diplomatiche italiane, dietro esibizione della copia degli atti contrassegnata dalla questura, da cui risulti la data della presentazione della domanda e della relativa documentazione. Il provvedimento di diniego del visto d'ingresso è comunicato allo straniero mediante consegna a mani proprie o notificazione del provvedimento scritto e motivato, contenente l'indicazione delle eventuali modalità d'impugnazione, e, se lo straniero non comprende l'italiano, deve essere accompagnato da una sintesi del suo contenuto nella lingua comprensibile allo straniero o, se ciò non è possibile, in inglese, francese, spagnolo o arabo, secondo la preferenza indicata dall'interessato. Lo straniero che deve ricongiungersi può presentare ricorso presso il TAR del Lazio.

PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI FAMILIARI

(T.U. art. 30)
a) A chi viene rilasciato?
- allo straniero che fa ingresso in Italia con un visto per ricongiungimento familiare, o con visto d'ingresso al seguito del proprio familiare, quando sussistono i requisiti per il ricongiungimento familiare
- agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia da almeno un anno che abbiano contratto matrimonio nel territorio dello Stato con un cittadino italiano o di uno Stato appartenente all'Unione europea, o con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti
- al familiare straniero regolarmente soggiornante, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con un cittadino italiano o appartenente ad uno Stato membro dell'Unione europea residente in Italia, o con straniero regolarmente soggiornante in Italia. In tal caso il permesso del familiare è convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare. Qualora detto cittadino sia un rifugiato, si prescinde dal possesso di un valido permesso di soggiorno da parte del familiare
- al genitore straniero, anche naturale, di minore italiano residente in Italia. In tal caso il permesso di soggiorno è rilasciato anche a prescindere dal possesso di un valido titolo di soggiorno, a condizione che il genitore richiedente non sia stato privato dalla potestà genitoriale secondo la legge italiana
b) Che cosa consente il permesso di soggiorno per motivi familiari?
- l'accesso ai servizi assistenziali - l'iscrizione ai corsi di studio o di formazione professionale
- l'iscrizione nelle liste di collocamento
- lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo, fermi i requisiti minimi d'età per lo svolgimento di attività di lavoro
c) Che durata ha?
Il permesso di soggiorno per motivi familiari ha la stessa durata del permesso di soggiorno del familiare straniero, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento, ed è rinnovabile insieme a quest'ultimo. Allo straniero che effettua il ricongiungimento con cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, o con straniero titolare di carta di soggiorno, è rilasciata una carta di soggiorno.
d) Che cosa succede in caso di separazione o scioglimento del matrimonio?
In questi casi, o per il figlio che non possa ottenere la carta di soggiorno, al compimento del 18° anno d'età, il permesso di soggiorno può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio, fermi i requisiti minimi d'età per lo svolgimento di attività di lavoro.
e) E in caso di diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare o del permesso per motivi familiari?
In questi casi o contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare, l'interessato può presentare ricorso al Tribunale del luogo in cui risiede, il quale provvede, sentito l'interessato, nei modi di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il giudice che accoglie il ricorso può disporre il rilascio del visto anche in assenza del nulla osta.
Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e di registro e da ogni altra tassa.


DISPOSIZIONI A FAVORE DEI MINORI
(T.U. art. 31)
a) Fino a quale età il minore è iscritto sul permesso di soggiorno dei genitori?
Il figlio minore dello straniero con questi convivente e regolarmente soggiornante è iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno di uno o di entrambi i genitori fino al compimento del 14° anno di età e segue la condizione giuridica del genitore con il quale convive, o la più favorevole tra quelle dei genitori con cui convive. Sempre fino al 14° anno di età, il minore che risulti affidato (ai sensi dell'art. 4 della legge 4.05.1983, n. 184), è iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno dello straniero al quale è affidato e segue la condizione giuridica di quest'ultimo, se più favorevole. L'assenza occasionale e temporanea dall'Italia non esclude il requisito della convivenza e il rinnovo dell'iscrizione.
b) Dopo i 14 anni?
Al compimento del 14° anno di età, al minore iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta soggiorno del genitore o dell'affidatario, è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari, valido fino al compimento della maggiore età, o una carta di soggiorno. Il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l'ingresso o la permanenza di un familiare, per un periodo determinato, anche in deroga alle disposizioni della legge sull'immigrazione. L'autorizzazione è revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio, o per attività del familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia. I provvedimenti sono comunicati alla rappresentanza diplomatica o consolare italiana e al questore per gli adempimenti di rispettiva competenza.
c) Espulsione di un minore
Qualora debba essere disposta l'espulsione di un minore straniero15, il provvedimento è adottato, su richiesta del questore, dal Tribunale per i minorenni.
MINORI: DISPOSIZIONI CONCERNENTI IL COMPIMENTO DELLA MAGGIORE ETÀ
(T.U. art. 32)
Al compimento della maggiore età, allo straniero che era iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno del genitore, o allo straniero comunque affidato, può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso al lavoro, di lavoro subordinato o autonomo o per cure mediche.

 

 


 

 

ASSISTENZA SANITARIA
(T.U. art. 34, 35 e 36 - D.P.R. art. 42, 43 e 44)

STRANIERI ISCRITTI AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(T.U. art. 34 - D.P.R. art. 42)
a) Chi ha l'obbligo di iscriversi al S.S.N.?
- gli stranieri titolari di permesso di soggiorno che abbiano in corso regolari attività di lavoro subordinato, autonomo o siano iscritti alle liste di collocamento
- gli stranieri regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo politico, per asilo umanitario, per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza
- l'assistenza sanitaria spetta anche ai familiari a carico regolarmente soggiornanti.
Ai minori figli di stranieri iscritti al S.S.N. è assicurato comunque fin dalla nascita il medesimo trattamento dei minori iscritti.
b) E gli altri?
- chi non rientra fra le suddette categorie deve assicurarsi contro il rischio di malattie, infortunio e maternità mediante stipula di polizza assicurativa con un istituto assicurativo italiano o straniero, valida sul territorio italiano, o mediante iscrizione al S.S.N. valida anche per i familiari a carico. Per l'iscrizione al S.S.N., il costo è pari a quello previsto per i cittadini italiani, sul reddito complessivo conseguito nell'anno precedente in Italia e all'estero. L'ammontare del contributo non può essere inferiore al contributo minimo previsto dalle normative vigenti (attualmente £ 750.000).
- gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio o perché collocati "alla pari" si iscrivono volontariamente al S.S.N.. Per lo studente, la spesa corrisponde a £ 302.000. Per questi stranieri il contributo non è valido per i familiari a carico
- anche lo straniero che abbia richiesto un permesso di soggiorno di durata superiore a tre mesi può chiedere l'iscrizione volontaria al S.S.N. c) Dove ci si iscrive?
Presso la U.S.L. del territorio in cui lo straniero ha residenza ovvero, in assenza di essa, del territorio in cui ha effettiva dimora. Per luogo d'effettiva dimora si intende quello indicato nel permesso di soggiorno. Entro i 15 giorni dal trasferimento il cittadino straniero deve comunicare la variazione del proprio domicilio abituale alla questura competente per territorio. La dimora dello straniero si considera abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi presso un centro d'accoglienza.
d) Che validità ha l'iscrizione?
- l'iscrizione è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno
- può essere rinnovata anche presentando alla U.S.L. la documentazione comprovante la richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno
- in caso di mancato rinnovo, di revoca o annullamento del permesso di soggiorno, o d'espulsione, comunicati alla U.S.L., l'iscrizione cessa salvo che l'interessato esibisca la documentazione comprovante la pendenza del ricorso contro i suddetti provvedimenti. La U.S.L. assicura al cittadino straniero iscritto lo stesso trattamento previsto per il cittadino italiano. Sono assicurate anche l'assistenza riabilitativa e protesica.


CITTADINI STRANIERI NON ISCRITTI AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(T.U. art. 35 - D.P.R. art. 43)
a) Se hanno regolare permesso di soggiorno:
Le prestazioni sanitarie di elezione sono garantite dietro pagamento delle relative tariffe regionali. Quelle ambulatoriali o ospedaliere urgenti o comunque essenziali, o continuative, per malattia o infortunio ed i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva, sono assicurate in forma gratuita, se si tratta di soggetti privi delle risorse economiche sufficienti.
b) Se non hanno regolare permesso di soggiorno:
Nei presidi sanitari pubblici o privati accreditati, le prestazioni sanitarie ambulatoriali o ospedaliere urgenti o comunque essenziali, o continuative, per malattia o infortunio ed i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva, sono assicurate in forma gratuita, se si tratta di soggetti privi delle risorse economiche sufficienti. Questo non implica alcuna segnalazione all'autorità competente, fatta eccezione nel caso di referto medico obbligatorio.
c) Quali sono le prestazioni garantite?
- la tutela sociale della gravidanza e della maternità a parità di trattamento con le cittadine italiane
- la tutela della salute del minore
- le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni
- gli interventi di profilassi internazionale
- la profilassi, la diagnosi e la cura di malattie infettive.
d) Che cosa è l' STP?
E' la sigla che indica che il cittadino straniero è temporaneamente presente sul territorio dello Stato. La prescrizione e la registrazione delle prestazioni nei confronti degli stranieri senza permesso di soggiorno sono effettuate utilizzando un codice regionale a sigla STP, il codice ISTAT identificativo della struttura sanitaria pubblica che lo rilascia, e un numero progressivo attribuito al momento del rilascio. Il codice è riconosciuto su tutto il territorio nazionale ed identifica l'assistito per tutte le prestazioni garantite. Questo codice viene utilizzato per le prescrizioni su ricettario regionale, anche di farmaci erogabili da parte delle farmacie convenzionate. La comunicazione al Ministero dell'interno per il rimborso delle spese, da parte degli enti sanitari, è effettuata in forma anonima, mediante il codice regionale STP, l'indicazione della diagnosi, del tipo di prestazione erogata e della somma di cui si chiede il rimborso. Non comporta quindi alcuna segnalazione.
e) Come si dimostra lo stato d'indigenza?
Lo stato d'indigenza può essere attestato attraverso autodichiarazione presentata all'ente sanitario erogante.
f) Chi deve garantire il funzionamento di queste normative?
Le regioni. Esse devono individuare le modalità opportune per garantire che le cure essenziali e continuative previste vengano erogate nell'ambito delle strutture della medicina del territorio e nei presidi sanitari, pubblici e privati accreditati, strutturati in forma poliambulatoriale o ospedaliera, eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi esperienza specifica.


INGRESSO E SOGGIORNO PER CURE MEDICHE
(T.U. art. 36 - D.P.R. art. 44)
a) Dove e come va chiesto il visto d'ingresso?
Il cittadino che intende effettuare cure mediche in Italia deve richiedere il visto d'ingresso ed il relativo permesso di soggiorno alle rappresentanze consolari italiane all'estero ed alla questura.
Documentazione necessaria:
- dichiarazione della struttura sanitaria italiana prescelta, pubblica o privata accreditata, che indichi il tipo di cura, la data d'inizio e la durata presumibile della stessa
- attestazione dell'avvenuto deposito, a favore della struttura prescelta, di una somma cauzionale (30% del costo complessivo) sulla base del costo presumibile delle prestazioni richieste
- documentazione comprovante la disponibilità in Italia di risorse sufficienti per l'integrale pagamento delle spese sanitarie e di quelle di vitto e alloggio fuori della struttura sanitaria
- documentazione comprovante la disponibilità di risorse sufficienti per il viaggio di rimpatrio per l'assistito e per l'eventuale accompagnatore - la domanda di rilascio del visto o di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno può essere presentata anche da un familiare o da chiunque altro vi abbia interesse.
b) Il trasferimento per cure mediche nell'ambito di programmi umanitari:
Le regioni, autorizzano, d'intesa con il Ministero della Sanità, le UU.SS.LL e le aziende ospedaliere ad erogare prestazioni che rientrino in programmi assistenziali approvati dalle regioni stesse, per alta specializzazione a favore di:
- cittadini provenienti da paesi extracomunitari nei quali non esistono o non sono facilmente accessibili competenze medico-specialistiche per il trattamento di specifiche gravi patologie e non sono in vigore accordi di reciprocità relativi all'assistenza sanitaria
- cittadini di paesi la cui particolare situazione contingente non rende attuabili, per ragioni politiche, militari o d'altra natura, gli accordi eventualmente esistenti con il S.S.N. per l'assistenza sanitaria.

 

 


 

 


ISTRUZIONE

(T.U. art. 37, 38 e 39 - D.P.R. art. 45, 46, 47, 48,49 e 50) 14.

1) ISCRIZIONE SCOLASTICA
(T.U. art. 38 - D.P.R. art. 45)
I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla loro regolarità, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L'iscrizione può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. I minori stranieri sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani e ai minori stranieri si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione, d'accesso ai servizi educativi e di partecipazione alla vita della comunità scolastica.
Se privi di documentazione anagrafica o in possesso di documentazione irregolare o incompleta, sono iscritti con riserva e questo non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull'identità dichiarata dell'alunno, il titolo viene rilasciato all'interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell'iscrizione.
Per l'iscrizione degli alunni stranieri alla scuola dell'obbligo si applicano anche le disposizioni in materia di vaccini obbligatori, salvo le deroghe disposte per attestazione di esonero rilasciata dal medico dell'U.S.L..
a) In quale classe vengono iscritti?
Quelli soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa.
Va tenuto conto:
- dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza, che può determinare l'iscrizione ad una classe diversa da quella corrispondente all'età anagrafica
- dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno
- del corso di studi eventualmente seguito nel Paese di provenienza
- del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno
Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Se necessario, attraverso intese con l'ente locale, l'istituzione scolastica si avvale dell'opera di mediatori culturali qualificati.

2) ACCESSO ALL'UNIVERSITÀ
(T.U. art. 39 - D.P.R. art. 46, 47 e 48)
Entro il 31 dicembre di ogni anno, gli atenei stabiliscono il numero dei posti da destinare all'immatricolazione degli studenti stranieri ai corsi di studio universitari, per l'anno accademico successivo.
L'ammissione è comunque subordinata a verifica delle capacità ricettive delle strutture universitarie ed al superamento delle prove di ammissione.
a) Dove e come si richiede il visto d'ingresso per studio?
Il visto di ingresso va chiesto alle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nel paese di appartenenza e territorialmente competenti per il luogo di residenza dello straniero.
Nella domanda lo straniero deve indicare
- le proprie generalità complete e quelle degli eventuali familiari al seguito
- gli estremi del passaporto o di altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
- il luogo dove è diretto
- il motivo e la durata del soggiorno
Deve inoltre allegare
- il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
- la documentazione concernente la finalità del viaggio
- le condizioni di alloggio
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del viaggio e del soggiorno.
Sono compresi le borse di studio, i prestiti d'onore ed i servizi abitativi forniti da pubbliche amministrazioni o da altri soggetti pubblici o privati italiani, o per i quali le amministrazioni stesse o gli altri soggetti attestino che saranno forniti allo studente straniero.
Associazioni professionali e sindacali, enti e associazioni del volontariato operanti nel settore dell'immigrazione da almeno tre anni possono prestare la garanzia se sussistono le condizioni patrimoniali e organizzative previste dallo stesso DPR n. 394 (art. 52 e seguenti)
- la dichiarazione sulla validità locale dei titoli di scuola secondaria stranieri, rilasciata dalle competenti rappresentanze diplomatiche o consolari italiane.
Tale dichiarazione deve fornire anche informazioni sulla scala di valori e sul sistema di valutazioni locali cui fa riferimento il voto o il giudizio annotato sul titolo di studio.
b) Come e quando si può rinnovare il visto e il permesso di soggiorno?
- sono rinnovati agli studenti che nel primo anno di corso abbiano superato una verifica di profitto e negli anni successivi almeno due verifiche
- per gravi motivi di salute o di forza maggiore, debitamente documentati, il permesso di soggiorno può essere rinnovato allo studente che abbia superato una sola verifica di profitto.
- non possono essere comunque rilasciati per più di tre anni oltre la durata del corso di studio.
- può essere ulteriormente rinnovato per conseguire il titolo di specializzazione o il dottorato di ricerca, per la durata complessiva del corso, rinnovabile per un anno.
c) Servizi e interventi per il diritto allo studio:
Gli studenti stranieri accedono, a parità di trattamento con gli studenti italiani, a servizi e interventi per il diritto allo studio, compresi gli interventi destinati alla generalità degli studenti, quali le borse di studio, i prestiti d'onore ed i servizi abitativi. La condizione economica e patrimoniale dello studente è certificata con apposita documentazione rilasciata dalle competenti autorità del Paese ove i redditi sono stati prodotti e tradotta in lingua italiana dalle autorità diplomatiche italiane competenti per territorio.
Laddove esistano particolari difficoltà a rilasciare la documentazione richiesta da parte della locale Ambasciata italiana, essa è resa dalle competenti rappresentanze diplomatiche o consolari estere in Italia. Le regioni possono consentire l'accesso gratuito al servizio ristorazione agli studenti stranieri in condizioni, opportunamente documentate, di particolare disagio economico.

3) ATTIVITÀ PROFESSIONALI
(T.U. art. 37 - D.P.R. art. 49 e 50)
Agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, in possesso dei titoli professionali legalmente riconosciuti in Italia abilitanti all'esercizio delle professioni, è consentita, in deroga alle disposizioni che prevedono il requisito della cittadinanza italiana entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge 6.03.98, n. 40, l'iscrizione agli Ordini o Collegi professionali o, nel caso di professioni sprovviste di albi, l'iscrizione in elenchi speciali da istituire presso i Ministeri competenti.
L'iscrizione ai predetti albi o elenchi è condizione necessaria per l'esercizio delle professioni anche con rapporto di lavoro subordinato. In questo caso è garantita la parità di trattamento retributivo e previdenziale con i cittadini italiani. Non possono usufruire della deroga i cittadini stranieri che siano stati ammessi in soprannumero ai corsi di diploma, di laurea o di specializzazione, salvo autorizzazione del Governo dello Stato di appartenenza. 1. Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero (D.P.R. art. 48)
La competenza in materia di riconoscimento dei titoli di accesso all'istruzione superiore, dei periodi di studio e dei titoli accademici ai fini della prosecuzione degli studi di qualunque livello, è attribuita alle università ed agli istituti di istruzione universitari, i quali la esercitano nell'ambito della loro autonomia e in conformità ai rispettivi ordinamenti, fatti salvi gli accordi bilaterali in materia e le convenzioni internazionali. Le suddette istituzioni si pronunciano sulle richieste di riconoscimento entro il termine di 90 giorni dalla data di ricevimento della relativa domanda. Nel caso in cui si rappresentino esigenze istruttorie, il termine è sospeso fino al compimento, entro i 30 giorni successivi, degli atti supplementari.
Contro il provvedimento di rigetto della domanda, o se è decorso il termine previsto, senza che sia stato adottato alcun provvedimento, il richiedente può presentare ricorso giurisdizionale al Tribunale amministrativo regionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato. Può altresì, entro il termine previsto per quest'ultimo (180 giorni), presentare istanza al Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, che nei successivi 20 giorni, se la ritiene motivata, può invitare l'università a riesaminare la domanda, dandone contestuale comunicazione all'interessato.
L'università si pronuncia entro i successivi 60 giorni. Nel caso di rigetto, o in assenza, nei termini rispettivamente previsti, dell'invito di riesame da parte del Ministero o della pronuncia dell'università, è ammesso ricorso al TAR o ricorso straordinario al Capo dello Stato.
2. Riconoscimento dei titoli abilitanti all'esercizio delle professioni (D.P.R. art. 49)
I cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia che intendono iscriversi agli ordini, collegi ed elenchi speciali istituiti presso le amministrazioni competenti, nell'ambito delle quote definite dai decreti annuali del Presidente del Consiglio, se in possesso di un titolo abilitante all'esercizio di una professione, conseguito in un Paese non appartenente all'Unione europea, possono richiederne il riconoscimento ai fini dell'esercizio in Italia, come lavoratori autonomi o dipendenti, delle professioni corrispondenti.
a) Come e dove si fa riconoscere un titolo?
Secondo le disposizioni del decreti legislativi 27.01.92, n.115, art. 12, e 2.05.94, n. 319, art.14, la domanda di riconoscimento deve essere presentata al Ministero competente, corredata della documentazione prevista dallo stesso decreto legislativo. La domanda deve indicare la professione o le professioni in relazione alle quali il riconoscimento è richiesto. Entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, il Ministero accerta la completezza della documentazione esibita, comunicando all'interessato le eventuali necessarie integrazioni. Sul riconoscimento provvede il Ministero competente con decreto da emettersi nel termine di 4 mesi dalla presentazione della domanda o della sua integrazione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
3. Disposizioni particolari per gli esercenti le professioni sanitarie (T.U. art. 37 - D.P.R. art. 50)
Presso il Ministero della sanità sono istituiti elenchi speciali per gli esercenti le professioni sanitarie sprovviste di ordine o collegio professionale, pubblicati annualmente, insieme agli elenchi degli stranieri che hanno ottenuto il riconoscimento dei titoli per l'esercizio di una professione sanitaria. Per l'iscrizione e la cancellazione dagli elenchi speciali si osservano le disposizioni, riguardanti gli albi professionali, contenute nel Capo I del DPR 5.04.50, n. 221, e successive modificazioni ed integrazioni.
a) Come funziona l'iscrizione?
L'iscrizione negli albi professionali e quella negli elenchi speciali sono disposte, previo accertamento della conoscenza della lingua italiana e delle speciali disposizioni che regolano l'esercizio professionale in Italia, con modalità stabilite dal Ministero della sanità. All'accertamento provvedono, prima dell'iscrizione, gli ordini e collegi professionali ed il Ministero della sanità, con oneri a carico dell'interessato. Con le stesse procedure il Ministero della sanità provvede altresì, ai fini dell'ammissione agli impieghi e dello svolgimento di attività sanitarie nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale, al riconoscimento di titoli accademici, di studio e di formazione professionale, complementari di titoli abilitanti all'esercizio di una professione o arte sanitaria, conseguiti in un Paese non appartenente all'Unione europea.
b) Dichiarazione di equipollenza dei titoli accademici nelle discipline sanitarie
La dichiarazione di equipollenza dei titoli accademici nelle discipline sanitarie, conseguiti all'estero, nonché l'ammissione ai corrispondenti esami di diploma, di laurea o di abilitazione, con dispensa totale o parziale degli esami di profitto, sono disposte, previo accertamento del rispetto delle quote previste per ciascuna categoria, dai decreti annuali del Presidente del Consiglio. A tal fine deve essere acquisito il preventivo parere del Ministero della sanità. Il parere negativo non consente l'iscrizione agli albi professionali o agli elenchi speciali per l'esercizio delle relative professioni sul territorio nazionale o dei Paesi dell'Unione europea.

 


 

 

DISCRIMINAZIONI PER MOTIVI RAZZIALI, ETNICI, NAZIONALI O RELIGIOSI
(T.U. art. 43 e 44)
Costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica.
a) Chi compie un atto di discriminazione?
In ogni caso compie un atto discriminatorio:
- il pubblico ufficiale o la persona incaricata di pubblico servizio o la persona esercente un servizio di pubblica necessità che, nell'esercizio delle sue funzioni, compia od ometta atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente
- chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, etnia o nazionalità
- chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l'accesso all'occupazione, all'alloggio, all'istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socio-assistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, etnia o nazionalità
- chiunque impedisca, mediante azioni od omissioni, l'esercizio di un'attività economica legittimamente intrapresa da uno straniero regolarmente soggiornante in Italia soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, etnia o nazionalità
- i datori di lavoro o i suoi preposti i quali, ai sensi dell'art. 15 della legge 20.05.70, n. 300, come modificata e integrata dalla legge 9.12.77, n. 903, e dalla legge 11.05.90, n. 108, compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa o ad una cittadinanza.
Costituisce discriminazione indiretta ogni trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri che svantaggino in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori appartenenti ad una determinata razza, ad un determinato gruppo etnico o linguistico, ad una determinata confessione religiosa o ad una cittadinanza e riguardino requisiti non essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa - gli articoli 43 e 44 del Testo Unico si applicano anche agli atti xenofobi, razzisti o discriminatori compiuti nei confronti dei cittadini italiani, di apolidi e di cittadini di altri Stati membri dell'Unione europea.
b) Azione civile contro la discriminazione:
Il giudice può, su istanza di parte, ordinare la cessazione del comportamento pregiudizievole e adottare ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione.
Come e dove si presenta l'istanza?
- la domanda si propone con ricorso depositato, anche personalmente dalla parte, nella cancelleria del Tribunale del luogo di domicilio dell'interessato
- il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza a proprio danno del comportamento discriminatorio può dedurre elementi di fatto anche a carattere statistico relativi alle assunzioni, ai regimi contributivi, all'assegnazione delle mansioni e qualifiche, ai trasferimenti, alla progressione in carriera e ai licenziamenti dell'azienda interessata
- qualora il datore di lavoro ponga in essere un comportamento discriminatorio di carattere collettivo, anche in casi in cui non siano individuabili in modo immediato e diretto i lavoratori lesi dalle discriminazioni, il ricorso può essere presentato dalle rappresentanze locali delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale.
Come procede il Tribunale?
- il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti d'istruzione indispensabili in relazione ai presupposti e ai fini del provvedimento richiesto
- provvede poi, con ordinanza, all'accoglimento o al rigetto della domanda.
Se accoglie la domanda, emette i provvedimenti richiesti che sono immediatamente esecutivi
- contro i provvedimenti del giudice è ammesso reclamo al Tribunale nei termini di cui all'art. 739, comma 2, del codice di procedura civile. Si applicano in quanto compatibili, gli art. 737, 738 e 739 del codice di procedura civile (procedimenti di volontaria giurisdizione)
- con la decisione che definisce il giudizio, il giudice può altresì condannare il responsabile dell'atto discriminatorio al risarcimento del danno, anche non patrimoniale (il cosiddetto danno morale)
- chiunque eluda l'esecuzione dei provvedimenti del giudice e dei provvedimenti del Tribunale è punito ai sensi dell'art. 388, comma 1, del codice penale
- nei casi di urgenza il giudice provvede con decreto motivato, assunte, ove occorra, sommarie informazioni.
In tal caso fissa, con lo stesso decreto, l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore ai 15 giorni, assegnando all'istante un termine non superiore a 8 giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza, il giudice, con ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati nel decreto. Ogni accertamento di atti o comportamenti discriminatori posti in essere da imprese alle quali siano stati accordati benefici ai sensi delle leggi vigenti dallo Stato o dalle regioni, o che abbiano stipulato contratti di appalto attinenti all'esecuzione di opere pubbliche, di servizi o di forniture, è immediatamente comunicato dal giudice alle amministrazioni pubbliche o enti pubblici che abbiano disposto la concessione del beneficio16, incluse le agevolazioni finanziarie o creditizie, o dell'appalto.
Tali amministrazioni o enti revocano il beneficio e, nei casi più gravi, dispongono l'esclusione del responsabile per due anni da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie, o da qualsiasi appalto.
Le regioni, in collaborazione con le province e con i comuni, con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, ai fini dell'applicazione delle norme del presente articolo e dello studio del fenomeno, predispongono centri di osservazione, di informazione e di assistenza legale per gli stranieri vittime delle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.


ACCESSO ALL'ABITAZIONE (T.U. art. 40)
Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti che siano iscritti nelle liste di collocamento o che esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o autonomo, hanno diritto di accedere, in condizioni di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai servizi di intermediazione delle agenzie sociali eventualmente predisposte da ogni Regione o dagli enti locali per agevolare l'accesso alle locazioni abitative e al credito agevolato in materia di edilizia, recupero, acquisto e locazione della prima casa di abitazione.
ASSISTENZA SOCIALE (T.U. art. 41)
Gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti.