In questa sezione si vogliono fornire alcune informazioni sulla nuova struttura della scuola italiana, sulle modalità di iscrizione e sul possibile orientamento al lavoro rivolto ai giovani che escono dalla scuola dell’obbligo.
Il questionario rivolto ai genitori, infine, può essere utile per avere un quadro delle attività extra-scolastiche degli studenti.

Com'é organizzata la scuola in Italia

I diritti del bambino/a
In Italia ogni bambino dai 6 ai 15 anni ha il diritto di essere ammesso ad una scuola corrispondente alla sua età, e ogni cittadino - quindi anche il cittadino immigrato - ha il dovere di mandare il proprio figlio che sia compreso in questa fascia di età a scuola. Per questo motivo appena puoi è bene che il genitore vada alla scuola più vicina alla sua abitazione per iscrivere il bambino.
Presso ogni scuola generalmente c'è un ufficio, denominato segreteria, dove si provvede alle iscrizioni. Normalmente questi uffici sono aperti al pubblico in orario mattutino. Se nella scuola non ci fosse la segreteria è segno che si tratta di una sede secondaria: il personale della scuola dovrà allora indirizzare presso la segreteria della scuola principale.
Il momento dell'iscrizione
Una cosa che facilita il primo rapporto con gli uffici della scuola è avere tutta la documentazione chiara e in ordine.
Vale a dire: copia del permesso di soggiorno, certificato di vaccinazione, certificato di scolarità nel paese d'origine (meglio ancora se questi due ultimi documenti sono tradotti in lingua italiana o in inglese dalle autorità consolari). In ogni caso ricorda però che il bambino deve essere comunque accolto a scuola (anche se fosse privo del permesso di soggiorno). Qualora il bambino fosse privo del certificato delle vaccinazioni prescritte in Italia dovrai chiedere alla scuola l'indirizzo della ASL dove provvederanno a fare le vaccinazioni prescritte.
Anche in attesa di questo certificato, la scuola è tenuta ad accoglierlo in qualsiasi momento dell'anno. Se il tuo bambino ha un certificato di scolarizzazione e qualche competenza in lingua italiana la scuola dovrebbe inserire il bambino in una classe corrispondente a quella frequentata nel paese d'origine. In altri casi però può essere concordato di inserirlo in una classe inferiore. Se si tratta di una classe inferiore di un anno va bene. Altrimenti no: il bambino dopo un po' si troverebbe a disagio con compagni troppo più piccoli di lui.
Qualche difficoltà
In qualche caso potranno dire che nella scuola richiesta non c'è più posto (in Italia di norma nella scuola elementare c'è un limite massimo di 25 alunni per classe). Cerca con gentilezza di far presenti le esigenze della tua famiglia e del tuo bambino, dimostrando al contempo apprezzamento per la scuola prescelta. Se però la scuola non ha veramente la possibilità di accogliere il bambino chiedi a quale scuola più vicina ti puoi rivolgere. Se invece ti dicessero che non possono più accogliere il tuo bambino perché l'anno scolastico è già iniziato sappi che questa non è una buona ragione per rifiutare il bambino. Soltanto se si fosse veramente a un punto dell'anno troppo inoltrato (esempio: fine aprile o maggio) tu puoi rinunciare all'immediato inserimento nella scuola. In questo caso però devi chiedere almeno l'iscrizione per il successivo anno scolastico (tieni presente che in Italia generalmente la scuola inizia da metà settembre).
IMPORTANTE:
in alcune città italiane (per esempio a Firenze) presso alcune scuole sono stati istituiti "Centri di prima alfabetizzazione" , che spesso funzionano anche d'estate. In questi centri ai bambini immigrati viene insegnata da personale specializzato la lingua italiana.
Nel caso non potessero subito inserire tuo figlio nella scuola puoi chiedere alla stessa segreteria della scuola da te prescelta a quale di questi centri puoi rivolgerti. Se poi tu non trovassi assolutamente nessuna scuola in zona per accogliere il tuo bambino puoi rivolgerti a uno dei seguenti uffici: Ufficio Immigrati (Comune o Consiglio di Quartiere), Servizio Sociale, Ufficio Scolastico Provinciale oppure Organizzazioni presenti in molte città che aiutano e consigliano gli immigrati.
Per i bambini da tre a sei anni
In Italia esistono anche molte scuole per bambini dai tre ai sei anni, si chiamano "Scuole dell'infanzia" o "Scuole materne". Se si hanno uno o più figli compresi in questa fascia di età, conviene cercare di mandarli a queste scuole. Esse in genere funzionano molto bene e - superata la difficoltà del primo momento di distacco dai genitori - i bambini ci si trovano benissimo. I bambini stranieri poi facendo amicizia con gli italiani loro coetanei imparano spontaneamente la lingua italiana e dopo si trovano meglio nei gradi successivi di scuola.
Come è organizzata la scuola in Italia
In questo momento la scuola italiana è attraversata da molti cambiamenti e dovrà essere radicalmente riformata. Noi ci limitiamo a dirti come è ora e come dovrebbe essere nel prossimo futuro. L'obbligo scolastico e l'obbligo formativo: dai 6 ai 18 anni di età Con leggi approvate nell'anno 2000 in Italia esiste per tutti i ragazzi e le ragazze l'obbligo di frequentare la scuola dai 6 ai 15 anni di età.
Dopo i 15 anni il ragazzo può :
1. proseguire i suoi studi in una scuola media superiore fino a 18 anni e prendere un diploma che dà accesso all'Università o ad un lavoro;
2. iscriversi a un centro di formazione professionale;
3. fare l'apprendista (cioè imparare un mestiere) regolarmente registrato presso un laboratorio. In questo caso egli viene retribuito ma deve continuare a fare degli studi utili per la sua formazione generale (es: lingua italiana, lingua straniera, informatica , etc. etc.).
  La scuola elementare
Il bambino può accedere alla scuola elementare nell'anno in cui egli compie sei anni (es: un bambino che sia nato nel 1995 - in qualsiasi mese dell'anno - deve iniziare la sua frequenza scolastica nel 2001. Ricordiamo ancora una volta che le scuole in Italia si aprono a metà settembre e chiudono a metà giugno).
La scuola elementare si compone di 5 classi: I, II, III, IV, V. Le classi sono miste, cioè formate da alunni maschi e femmine. L'iscrizione a scuola è gratuita, non si deve pagare assolutamente nulla come tassa di iscrizione.
Tutte le scuole usano però chiedere una piccola cifra annuale (dalle 10 alle 20.000 lire) per l'assicurazione contro gli infortuni. All'atto dell'iscrizione la segreteria della scuola chiede anche se l'alunno intende frequentare o meno le due ore settimanali di insegnamento della religione cattolica.
Attenzione! La frequenza a questo insegnamento non è obbligatoria e ogni scuola organizza attività apposite per gli alunni italiani e stranieri che non sono interessati a studiare la religione cattolica.
Le scuole elementari possono essere organizzate a tempo pieno o a modulo.
La scuola a tempo pieno funziona per 8 ore al giorno da Lunedì a Venerdì per un totale di 40 ore alla settimana.
L'orario giornaliero di questa scuola - salvo piccole variazioni - va dalle 8,30 alle 16,30. Perciò durante la giornata scolastica gli alunni consumano un pasto nei locali della mensa scolastica. La consumazione del pasto è obbligatoria.
La scuola a modulo anch'essa generalmente funziona dal Lunedì al Venerdì con due o tre rientri pomeridiani.
Anche in questo tipo di scuola spesso c'è una mensa scolastica.
Attività esterne: nella maggior parte delle scuole elementari italiane gli insegnanti organizzano attività didattiche esterne: visite a musei, fabbriche, parchi , fattorie, visione di spettacoli teatrali.
Avvisi e riunioni: nelle scuole elementari italiane si fanno molti avvisi alle famiglie, e spesso si chiamano le famiglie a delle assemblee (quando i genitori vengono convocati tutti insieme per parlare delle diverse questioni della classe) o a dei colloqui con le singole famiglie, o a dei festeggiamenti organizzati dalla classe per particolari ricorrenze (es: Carnevale, Natale, fine dell'anno scolastico).
Inoltre sono previsti almeno due colloqui , uno a metà anno scolastico e uno alla fine dell'anno, per consegnare ai genitori delle schede informative che danno notizie sui risultati scolastici dei ragazzi. Purtroppo solo poche scuole per fare questo si avvalgono di interpreti. In ogni caso cercate però di partecipare il più possibile a queste occasioni.
Gli insegnanti lo apprezzeranno moltissimo e soprattutto la vostra presenza aiuterà vostro figlio a inserirsi meglio nella scuola. Le scuole e gli immigrati In alcune scuole dove c'è un grande numero di immigrati alcune volte sono presenti operatori interculturali, educatori, assistenti che svolgono attività per facilitare l'inserimento degli alunni immigrati. Rivolgiti a questi operatori con fiducia e fai loro presenti le esigenze e le aspettative di tuo figlio. Alcune volte nelle scuole si organizzano delle attività apposite per gli alunni immigrati.
Favorisci la partecipazione di tuo figlio a queste attività.
La scuola media
Se tuo figlio ha finito la scuola elementare, o ha compiuto i 12 anni di età devi iscriverlo ad una scuola media. La scuola media attualmente è organizzata su tre classi (I media, II media, III media).
Essa generalmente fa attività didattiche soltanto la mattina dal Lunedì al Sabato compresi. In qualche caso esistono però anche sezioni a tempo prolungato con prosecuzione nel pomeriggio e attività di mensa. Nella scuola media esiste un maggior numero di insegnanti per classe. Viene fornito un insegnamento un po' più specialistico e soprattutto si richiede un maggior impegno di studio del ragazzo facendogli fare dei compiti a casa. Anche alcune scuole medie organizzano attività apposite per facilitare l'inserimento degli alunni immigrati. Valgono per i rapporti scuola-famiglia più o meno le stesse regole della scuola elementare.
  Il prossimo futuro della scuola italiana
Il parlamento Italiano ha approvato una legge che riforma profondamente la scuola italiana. Già adesso molte scuole elementari e medie hanno la stessa Direzione e lo stesso ufficio di Segreteria. A partire dai prossimi anni le due scuole diventeranno un'unica scuola (in un unico edificio) che si chiamerà scuola di base: essa si comporrà non più di 8 classi (5+3), ma di 7 classi. Prevederà l'insegnamento di una lingua straniera in più e insegnamenti e metodi più adeguati alle esigenze di una società, come quella italiana ed europea, in rapida trasformazione.
La refezione a scuola
L'iscrizione alla refezione devi farla nel momento stesso che iscrivi il bambino a scuola. Può darsi che tu debba pagare una piccola quota anticipata. I pasti poi costano circa 5000 lire l'uno e generalmente vengono pagati a fine mese con un bollettino di pagamento.
Attenzione!
Se per motivi religiosi non usate consumare determinati alimenti (es: carne di maiale) dovete segnalarlo nel modulo di iscrizione.
La stessa cosa dovete fare se il bambino avesse delle "intolleranze alimentari", cioè cibi che non digerisce o peggio gli procurano gravi disturbi. In ogni caso dietro la segnalazione della scuola l'ente che provvede alla mensa (generalmente il Comune) provvede a confezionare dei pasti adeguati a queste esigenze. Il momento della mensa è molto importante. Il cibo fornito è garantito dal punto di vista igienico ed è abbondante. Inoltre è un'occasione per il tuo bambino per conoscere gli altri compagni e fare amicizia con loro. Il pagamento della mensa va fatto regolarmente.
Se avete delle difficoltà economiche e non siete in grado assolutamente di pagare la quota fatelo presente agli uffici della scuola che vi insegneranno quali pratiche svolgere per essere esentati dal pagamento.
Evitate di consumare i pasti senza pagare, perché questa è una cosa scorretta che potrebbe provocarvi qualche piccolo guaio e non gioverebbe al vostro "buon nome" nella scuola.
 

 

Scuola dell'obbligo: modalità di accesso ed iscrizione


Scuola materna
Esistono scuole materne pubbliche e private. Quelle pubbliche sono statali e comunali.
Iscrizione alle scuole pubbliche
Note e requisiti:
· possono iscriversi bambini che abbiano compiuto o compiano entro il 31 dicembre il terzo anno di età, per i quali l'ammissione alla frequenza è disposta fin dall'inizio dell'anno scolastico e bambini che compiano i tre anni entro il 31 gennaio successivo per i quali l'ammissione alla frequenza può essere disposta, in presenza di disponibilità di posti e previo esaurimento delle eventuali liste di riserva, dalgiorno successivo a quello del compimento del terzo anno di età;
· le iscrizioni e la frequenza sono gratuite e si effettuano di norma nel mese di gennaio;
· l'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze, nell'ambito delle attività formative volte a garantire l'integrazione scolastica ed il diritto all'istruzione dei bambini di nazionalità straniera, tenuto conto della normativa vigente, dispone che siano accolte le domande di iscrizione di bambini stranieri anche nel corso dell'anno scolastico nelle scuole che presentano la necessaria disponibilità di posti;
· un genitore o chi ne fa le veci deve presentare domanda di iscrizione, direttamente alla scuola nel cui ambito territoriale risiede effettivamente il bambino.
Entro i mesi successivi, di solito da aprile a giugno, saranno affissi, in tutte le scuole, gli elenchi dei bambini ammessi nonché le eventuali liste di riserva;
· qualora la famiglia presenti domanda di iscrizione a scuola diversa da quella del territorio di residenza, la richiesta è accolta compatibilmente con la disponibilità dei posti, tenuto conto della recettività della scuola e sempre che non comporti aumento di sezioni;
· all'atto dell'iscrizione i genitori o chi ne fa le veci dovranno indicare chiaramente se intendono far frequentare ai propri figli la scuola nel tempo pieno (dalle 8,30 alle 17,00) solo la mattina (dalle 8,30 alle 12,30) solo il pomeriggio (dalle 13,30 alle 17,00), anche il sabato, se intendono richiedere l'anticipazione dell'entrata o la posticipazione dell'uscita, se intendono o meno avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, se intendono iscrivere il figlio alla refezione scolastica e trasporti alunni.

Documenti richiesti per l'iscrizione:
· Per i bambini di tre anni residenti nel comune le informazioni relative alle vaccinazioni obbligatorie vengono acquisite dal servizio attraverso il sistema informatico;
· Per i bambini non residenti o stranieri il certificato delle vaccinazioni obbligatorie dovrà essere presentato al momento dell'ingresso a scuola;
· Per i bambini portatori di handicap e/o svantaggiati la documentazione relativa all'handicap o alle condizioni di difficoltà socio-familiari rilasciata alla famiglia dalle Asl di residenza dovrà essere trasmessa all'assessorato all'atto dell'iscrizione.
Criteri di accettazione adottati per le domande di iscrizione in esubero
L'iscrizione è un atto formale da presentare in una sola scuola. L'Assessorato Pubblica Istruzione procederà per l'accoglimento di eventuali domande in esubero tenendo conto dei seguenti criteri prioritari ai quali attribuirà un punteggio differenziato.
Residenza nella zona di competenza della scuola, punti 30, situazione di handicap certificato Asl, punti 10, situazione di disagio socio familiare segnalato dal servizio sociale, punti 10, fratelli che già frequentano la scuola o il nido o la materna nello stesso plesso o attiguo, punti 6, genitore non residente che lavora nella zona di competenza della scuola scelta, punti 5, età del bambino.
N.B. È necessario allegare relativa documentazione alla richiesta di iscrizione.
Info: Comune di Firenze, Direzione Istruzione, Servizio scuola materna, via A. Nicolodi 2, tel. 0552625605, fax 0552625682, www.comune.firenze.it/servizi_pubblici/scuola/scumaco.htm

Scuola elementare
Note e requisiti per l'iscrizione
L'iscrizione dei minori alla scuola dell'obbligo può essere richiesta anche per minori irregolarmente soggiornanti in qualunque periodo dell'anno scolastico.
L'iscrizione di minori privi di documentazione anagrafica o relativa al soggiorno completa è accettata con riserva.
L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli finali del corso di studio delle scuole di ogni ordine e grado. L'iscrizione è disposta, d'ufficio, per la classe corrispondente all'età anagrafica del minore. L'iscrizione può essere disposta per classe diversa, sulla base di determinazioni adottate dal collegio dei docenti tenendo conto del diverso ordinamento degli studi (in tal caso, iscrizione in una classe immediatamente superiore o immediatamente inferiore), della preparazione del minore, del corso di studi svolto, del titolo di studi posseduto.
Per l'iscrizione ad una scuola statale occorre rivolgersi direttamente alla sede della direzione didattica (vedi gli indirizzi alla voce scuole pubbliche sull'elenco telefonico) tenendo presente che: · salvo i casi previsti dalla legge i genitori devono presentare domanda di iscrizione entro i termini (solitamente a fine gennaio);
· vengono iscritti alla prima classe i bambini che compiono 6 anni entro il 31 dicembre dell'anno in corso.

Scuola media inferiore
Per l'iscrizione alla scuola media inferiore occorre rivolgersi direttamente presso l'istituto scelto tenendo presente che:
Ø i ragazzi vanno iscritti in classi corrispondenti alla loro età anagrafica, salvo casi particolari, per informazioni
Ø la scuola media è gratuita, ma se è prevista la mensa, questa è a pagamento.
Sono previste riduzioni o esenzioni se il ragazzo, in condizioni disagiate o con genitori senza lavoro, presenta una adeguata certificazione rilasciata dal Centro sociale del quartiere di appartenenza.
Ø è previsto che i libri di testo vengano acquistati dalla famiglia; per l'eventuale esenzione dalle spese dei libri i genitori possono informarsi presso la scuola stessa riguardo ai contributi dei quali possono usufruire.

Scuola media superiore
Note e requisiti per l'iscrizione:
· Al momento dell'iscrizione, generalmente entro il mese di luglio di ogni anno, (trasferimenti presso altri istituti sono possibili in ogni periodo dell'anno ma mai dopo il 31 marzo) che si fa presso l'istituto prescelto, si paga una tassa governativa di L. 41.000 per il primo anno e L. 21.000 per gli anni successivi (chi si iscrive al primo anno con una votazione di ottimo conseguita all'esame di scuola media inferiore non paga la tassa governativa).
In qualche istituto esistono anche tasse facoltative che però non superano le L.100.000 l'anno;
· per iscriversi alle scuole medie superiori occorre possedere il permesso di soggiorno valido per almeno un anno ed allegare alla domanda il titolo di studio di scuola media inferiore o analogo titolo di studio straniero riconosciuto;
· al termine del ciclo di scuola media superiore è necessario sostenere l'esame di maturità. Info: presso i singoli istituti.
Servizio di refezione scolastica
I genitori o chi ne fa le veci che vogliano far usufruire del servizio mensa ai propri figli devono pagare la quota prevista.
(N.B. Per i bambini Rom, che frequentino scuole materne comunali non ci sono quote da pagare). L'esonero dal pagamento è previsto per particolare situazioni segnalate dai servizi sociali di quartiere per nuclei familiari con reddito annuo pro-capite non superiore a L. 5.250.000.
Tutti gli altri devono pagare una quota d'iscrizione ed una quota contribuzione a pasto che si diversifica a seconda del reddito annuo familiare.
Coloro che ritengono di avere diritto all'inserimento nella fascia di reddito a contribuzione ridotta o richiedono l'esonero del pagamento dovranno obbligatoriamente compilare apposita domanda entro il 30 giugno, presso il tecnico amministrativo decentrato nei circoli didattici.
Info: direttamente alla scuola presso il tecnico addetto oppure presso l'Assessorato Pubblica Istruzione del Comune di Firenze, Direzione Istruzione, Servizio Refezione e supporto attività didattico educative, via Nicolodi 2, tel. 0552625657.

 

La Normativa sulla scuola

Legislazione di riferimento per la scolarizzazione degli allievi di cittadinanza non italiana e
per la diffusione di modelli d’insegnamento interculturali

In Italia la prima e più importante garanzia per l’accesso alla scuola e per il rispetto delle specificità culturali, linguistiche, religiose di ogni bambino e ragazzo, di qualunque paese sia originario, è la stessa Costituzione italiana, in particolare l’articolo 3, che recita:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Ulteriori garanzie per le pari opportunità tra bambini e ragazzi d’origine minoritaria con quelli d’origine autoctona vengono dall’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, di valore soprannazionale:
“In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere considerato come preminente”.
L’Italia, come tutti gli altri stati con eccezione di Somalia e USA, ha sottoscritto la legge di ratifica della Convenzione internazionale contro tutte le forme di discriminazione razziale (Convention for Children’s Rights – New York 1989).
Da quando si è cominciato ad avvertire in modo più sistematico la necessità di avere strumenti anche legislativi per concretizzare i principi costituzionali, si sono succedute varie normative, che rappresentano oggi una preziosa risorsa che qui semplicemente elenchiamo, rinviando al sito ministeriale per i testi completi e gli aggiornamenti: http://www.minwelfare.it/main/areaImmigrazione/Imm-Struttura.asp.

Legge 881 del 1977 (ratifica del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali nonché del Patto sui diritti civili e politici) che sancisce l’obbligo dello Stato di garantire il diritto al lavoro,alla salute fisica e mentale, all’assistenza dei bambini, a un adeguato livello di vita, all’istruzione e sancisce il rifiuto di ogni discriminazione basata su elementi di razza, colore, lingua, origine nazionale,. Religione
Circolare Ministeriale n° 301, dell’8 settembre 1989: “Inserimento degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio”.
- Circolare Ministeriale n° 205, del 26 luglio 1990: “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. Educazione interculturale”
Legge n* 176 del 27 maggio 1991 “Ratifica di esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989”
Pronuncia del C.N.P.I. del 23 aprile 1992: “L’educazione interculturale nella scuola”.
Pronuncia del C.N.P.I. del 24 marzo 1993: “Razzismo ed antisemitismo oggi: il ruolo della scuola”.
Circolare Ministeriale n° 5, del 12 gennaio 1994: “Iscrizione nella scuola e negli istituti di ogni ordine e grado degli stranieri privi del permesso di soggiorno”.
Circolare Ministeriale n° 73, del 2 marzo 1994: “Dialogo interculturale e convivenza democratica: l’impegno progettuale della scuola”.
Studi e Documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, n° 71-95: Raccolta “L’educazione interculturale e gli alunni stranieri”.
Decreto Ministeriale n° 58, dell’8 febbraio 1996: “Ruolo dell’educazione e della scuola nella società odierna – Programmi di insegnamento di educazione civica”.
Legge n° 40, del 6 marzo 1998: “Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. (vedi l’articolo 36, di seguito riportato, che è il più importante per i temi qui trattati.
Decreto Legislativo n° 286 del 25 luglio 1998: “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” e successiva “Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo”, approvato dal Senato della Repubblica l’11 luglio 2002.
Decreto del Presidente della Repubblica n° 158, del 5 agosto 1998: “Approvazione del documento programmatico relativo alla politica dell’immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, a norma dell’art. 3 della legge 6-3-’98, n° 40”.
Decreto del Presidente della Repubblica n° 394, del 31 agosto 1999: “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. (vedi estratto in allegato) xxx
Legge cosiddetta “Bossi – Fini” xxx

Espliciti riferimenti all’educazione interculturale, al rispetto delle differenze, ad una molteplicità di approccio, in un vasto quadro di riferimento, si trovano già nei Nuovi Programmi Didattici per la Scuola Primaria, approvati con Decreto n. 104 del Presidente della Repubblica il 12 febbraio 1985 ed entrati in vigore nell’anno scolastico 1987-88.

3.1.1 – Dalla Circolare Ministeriale n° 255 del 1995
Secondo la Circolare Ministeriale n° 255 del ’95, ogni istituto deve adottare la Carta dei Servizi che contiene i principi fondamentali che si rifanno alla Costituzione. Uno di questi è il “Principio di uguaglianza”:
“Nessuna discriminazione nell’erogazione del servizio scolastico può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni psico-fisiche e socio-economiche”.
E’ utile aggiungere che i Decreti Presidenziali n° 249 del 1998 e n° 275 del 1999 – che disciplinano il nuovo regime di autonomia didattica e organizzativa delle scuole – stabiliscono che ogni istituto deve adottare un Piano dell’Offerta Formativa (o POF). Tale Piano serve ad esplicitare i principi fondamentali su cui si basa la scuola, compresi quindi quelli riguardanti l’inserimento scolastico di allievi d’origine straniera e gli interventi in ambito interculturale, linguistico ed eventualmente di mantenimento della lingua madre. All’istituzione dei Piani d’Offerta Formativa faremo riferimento più avanti, nel capitolo dedicato alle Raccomandazioni (Cap. 6).

3.1.2 – Dal DPR 394 del 31/8/99
Per un quadro complessivo sull’inserimento scolastico e le successive opportunità lavorative dei ragazzi d’origine straniera, riportiamo un estratto degli articoli di riferimento del Decreto del Presidente della Repubblica n° 394 - 31 agosto 1999,
Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

CAPO VII - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE, DIRITTO ALLO STUDIO E PROFESSIONI
- Art. 45 (Iscrizione scolastica)


1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuote italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.
2. L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull'identità dichiarata dell'alunno, il titolo viene rilasciato all'interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell'iscrizione. I minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:
a) dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe, immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica;
b) dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno:
c) del corso di studi eventualmente seguito dall'alunno nel Paese di provenienza:
d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno.
3. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione e' effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.
4. Il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni per facilitare l'apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l'attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell'ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l'arricchimento dell'offerta formativa.
5. Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l'ente locale, l'istituzione' scolastica si avvale dell'opera di mediatori culturali qualificati.
(…)
8. Il Ministro della pubblica istruzione, nell'emanazione della direttiva sulla formazione per l'aggiornamento in servizio del personale ispettivo, direttivo e docente, detta disposizioni per attivare i progetti nazionali e locali sul tema dell'educazione interculturale. Dette iniziative tengono conto delle specifiche realtà nelle quali vivono le istituzioni scolastiche e le comunità degli stranieri, al fine di favorire la loro migliore integrazione nella comunità locale.


3.1.3 - Articolo 36 della Legge 40


Il quadro di riferimento per le attività interculturali è completato dall’articolo 36 della legge 40/1998, forse il più importante per i temi qui trattati, che non è stato messo in discussione dalla cosiddetta Legge Bossi – Fini approvata nel 2002. Lo riportiamo per praticità di chi legge:

I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico.
Il diritto allo studio si esplica mediante l’attivazione di appositi corsi ed iniziative per l’apprendimento della lingua italiana.
La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio fra culture e della tolleranza; a tal fine promuove e favorisce iniziative volte all’accoglienza, alla tutela della cultura d’origine e della realizzazione di attività interculturali comuni.
Le iniziative e le attività sono realizzate sulla base di una rilevazione dei bisogni locali e di una programmazione territoriale integrata in convenzione con le associazioni degli stranieri e con le organizzazioni di volontariato.
Le istituzioni scolastiche promuovono:
L’accoglienza degli stranieri adulti mediante l’attivazione di corsi di alfabetizzazione, la realizzazione di un’offerta culturale valida per conseguire il titolo di studio della scuola dell’obbligo,
la predisposizione di percorsi integrativi degli studi sostenuti nei paesi di provenienza,
la realizzazione ed attuazione di corsi di lingua italiana,
la realizzazione di corsi di formazione.
Le disposizioni di attuazione indicano:
la realizzazione dei corsi di formazione ed aggiornamento del personale della scuola e i criteri per l’adattamento dei programmi d’insegnamento,
i criteri e le modalità di comunicazione con le famiglie straniere, anche con l’ausilio dei mediatori culturali,
i criteri per l’iscrizione e l’inserimento nelle classi degli stranieri, per la ripartizione degli alunni nelle classi e per l’attivazione di specifiche attività di sostegno linguistico.

3.1.4 – Il diritto di cittadinanza


Negli ultimi anni si sono avute trasformazioni radicali nell’approccio giuridico al minore straniero – da soggetto senza specifici diritti, a soggetto cui sono riconosciuti diritti in quanto figlio di lavoratore regolare, fino al riconoscimento come soggetto di diritto in quanto persona di minore età. Permangono tuttavia ostacoli insormontabili per la gran parte di questi bambini e ragazzi rispetto all’acquisizione della cittadinanza. La Legge del 5 febbraio 1992, n° 91, “Nuove norme sulla cittadinanza” - che non abbiamo citato in elenco in quanto non riguarda esplicitamente la scolarizzazione degli alunni – ha introdotto alcune innovazioni (modifiche relative alla concessione della cittadinanza agli stranieri, possibilità anche da parte della madre di trasmettere la propria cittadinanza ai figli, ecc.), ma di fatto mantiene un’impostazione basata sul “diritto di sangue” (jus sanguinis): i figli di coppie straniere sono considerati a tutti gli effetti come stranieri fino al compimento della maggiore età. Il comma 2 dell’art. 4 di questa legge recita: “Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”.
Non esiste cioè un automatismo nell’acquisizione della cittadinanza italiana al compimento della maggiore età, poiché il ragazzo deve dimostrare di avere risieduto in Italia legalmente e senza interruzioni e deve esprimere la propria volontà entro l’anno successivo al compimento dei 18 anni. Questa impostazione determina che i ragazzi i cui genitori fanno loro trascorrere un periodo presso i parenti o a scuola nel Paese d’origine della famiglia perdono il diritto di acquisire la cittadinanza italiana. Come vedremo nel capitolo 4, talvolta i genitori sono costretti a tale scelta per problemi di casa, lavoro, o di posto a scuola, compromettendo così questa possibilità per i loro figli.
Lo jus soli è previsto solo per i figli di genitori ignoti o apolidi o che non seguono la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.
All’inizio degli anni ’90 questa scelta era condivisa anche da altri Paesi europei, ma oggi l’Italia è quasi la sola a mantenerla. Per un bambino nato e cresciuto in Italia, figlio di immigrati che non possono o non hanno interesse a cambiare cittadinanza (pratica peraltro lunga e complessa), ciò comporta l’essere obbligatoriamente “straniero”. Se si tiene conto che è solo da pochi anni che un minore non può essere espulso (ma può esserlo non appena compie la maggiore età) si può intuire la confusione identitaria a cui sono soggetti. Molte volte questi ragazzi crescono con disagio e senso di marginalità perché sentono che, pur avendo l’aspettativa di integrarsi, la società li relega a “non cittadini”.
L’unica possibilità che ha ancora oggi un minore straniero di divenire cittadino italiano prima di compiere i 18 anni è di acquisire la cittadinanza perché uno dei genitori la acquisisce e gliela trasmette, purché convivente (iuris communicatio).

3.1.5 – Le prospettive dopo la scuola


Come abbiamo visto, la legislazione per garantire il diritto di accesso ad allievi d’origine minoritaria nelle scuole è avanzata ed egualitaria, per cui il mancato inserimento scolastico e le difficoltà di successo nella fascia dell’obbligo sono responsabilità di una cattiva organizzazione o di leggi disattese.
Non altrettanto si può dire invece del quadro legislativo che regolamenta l’inserimento lavorativo dei giovani d’origine straniera, compresi quelli che hanno studiato in Italia. Infatti, va tenuto conto di aspetti legislativi che segnano una notevole differenza fra le opportunità lavorative di adolescenti e giovani autoctoni e i loro coetanei di nazionalità non comunitaria e che contribuiscono a determinare fra questi ultimi una scarsa o nulla motivazione al completamento di cicli di studi in scuole superiori e Università, o addirittura nelle scuole medie inferiori.

Possiamo dire che tre sono le motivazioni che inducono una persona a studiare (o la sua famiglia a spingerla in tale direzione):
1. Interessi scientifico-culturali
2. Volontà di intraprendere una certa carriera professionale per la quale servono titoli di studio specifici
3. Speranza di ottenere una maggiore competitività nel mondo del lavoro e uno status sociale un po’ più “elevato”

Se guardiamo ai ragazzi d’origine straniera, vediamo che hanno meno incentivi a perseguire tali obiettivi:
anzitutto, la problematicità del passaggio tra le varie tipologie di permesso di soggiorno, per esempio la quasi impossibile conversione dal permesso per studio a quello per lavoro. Uno studente d’origine minoritaria che intraprende un corso di studi universitario dovrebbe necessariamente avere un permesso di soggiorno per famiglia, o per lavoro, altrimenti non avrebbe la possibilità, una volta terminati gli studi, di intraprendere la normale carriera professionale per la quale diverrebbe qualificato, ed anzi perderebbe il diritto ad avere un permesso di soggiorno (sia per qualsiasi altro tipo di lavoro, sia per famiglia, sia per condurre altro tipo di studi). Infatti non è prevista dalla legislazione italiana la conversione di un permesso di soggiorno per motivi di studio in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro (vedi box 4). In questo modo, se teniamo presente che non tutti i giovani con cittadinanza non italiana possono godere di un permesso familiare, sembra palese che l’unica via sia quella di avere un permesso per lavoro, il che comporta un impegno lavorativo spesso molto oneroso (difficilmente un giovane extracomunitario, tanto più senza titoli estremamente qualificanti, avrà accesso a ruoli lavorativi in linea con le proprie qualità e competenze, né ai posti cui verrebbe adibito un suo coetaneo italiano che avesse gli stessi titoli), il che andrà a scapito del suo impegno nello studio. Inoltre, per ottenere un permesso per lavoro, deve dimostrare di avere un contratto che ne garantisca la sussistenza, dunque un lavoro a tempo pieno, e non potrebbe semplicemente dedicarsi a lavoretti occasionali come un suo coetaneo autoctono.
Al paradosso della quasi impossibile convertibilità del permesso per studio in quello per lavoro, a rendere improbabile – se non assurda – la scelta di una carriera scolastica finalizzata all’ottenimento di un titolo per svolgere particolari professioni, quali, ad esempio, il commercialista o l’avvocato, si aggiunge anche la necessità di superare un eventuale esame di stato e l’iscrizione ad albi professionali cui, spesso, gli addetti si rifiutano di iscrivere chi non sia cittadino italiano (contravvenendo apertamente alla legge vigente).
Per le attività lavorative alle dipendenze dello stato, in cui c’è una oggettiva necessità di personale plurilingue e competente in ambito interculturale (ad esempio come educatori negli asili nido e nelle scuole materne o – più in generale – nel campo dell’insegnamento, o come impiegati presso uffici pubblici) l’accesso è possibile solo ai cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, purché ciò non implichi l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri. (Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n° 165 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” art. 38)
Inoltre, è necessario considerare anche ciò che i giovani immigrati hanno di fronte a sé come esempio: la maggioranza degli extracomunitari che abbiano intrapreso una carriera lavorativa con buoni risultati sono quelli giunti a costituire una propria attività autonoma. Essi occupano tuttavia i settori più poveri e tecnologicamente arretrati del terziario, dell’edilizia e in parte dell’artigianato, dunque attività per le quali contano, più che una buona formazione, un grande spirito di intraprendenza, rischio e, spesso, sacrificio. I cinesi che riescono ad aprire un proprio laboratorio od un proprio ristorante, gli egiziani che aprono panetterie o pizzerie, gli iraniani che posseggono un negozio di tessuti, etc…, sono ciò che gli stessi italiani vedono per lo più come Il modello di riuscita ed integrazione di cittadini extracomunitari all’interno del tessuto socio-economico del paese. Perché dunque un giovane extracomunitario dovrebbe puntare ad una più alta formazione?
Perché dovrebbe preoccuparsi della propria cultura e della carriera scolastica?
Egli vede che quanto gli è accessibile ed il ruolo a cui gli sembra di essere destinato all’interno della società non necessita certo di istruzione “scolastica”, ma, tutt’al più, di qualche competenza che si può apparentemente imparare facilmente “sul campo”. Certo, si potrebbe far notare che ci sono leggi che gli permetterebbero di ambire ad altre posizioni, ad una vita anche lavorativa diversa, ma è utile ricordare l’importanza dei modelli che, in vari modi, si impongono soprattutto ai giovani, sebbene poi la legge ne “autorizzi” anche altri.
Per terminare questo quadro della situazione in cui un giovane di cittadinanza non italiana che si trovi a dover compiere alcune scelte importanti per la propria vita, diciamo tra i 13 ed i 18 anni di età, consideriamo anche alcuni particolari che ne determinano un effettivo svantaggio rispetto ai coetanei italiani ed una tendenza, indotta, ad abbandonare l’idea di una formazione superiore ed approfondita

 

Dopo nove anni mi cacciano via…
di Mohamed Habboubi

Sono nato il 01.01.1981 a Casablanca, con nazionalità marocchina ed abito a Bassano del Grappa in provincia di Vicenza. Sono entrato in Italia per la prima volta il 28:07.1992 mediante un visto di ricongiungimento familiare. Fino al febbraio 1999 ho sempre avuto il permesso di soggiorno con motivo di soggiorno “famiglia”. Quando ho raggiunto la maggiore età e dovendo rinnovare la scadenza del permesso, il mio permesso di soggiorno mi è stato convertito dalla Questura di Vicenza da “famiglia” a “studio” (poiché all’epoca studiavo e non lavoravo) secondo la seguente normativa: decreto legislativo 286/98 art. 32 comma 1.
Io ho terminato gli studi l’anno scorso, all’I.T.I.S. “E. Fermi” di Bassano del Grappa con un voto di 85/100, e mi sono subito messo a lavorare. Sfortunatamente, secondo l’articolo 14 comma 5 del regolamento di attuazione, per avere un permesso con motivo di “lavoro”, dovevo rientrare nelle quote d’ingresso annualmente stabilite. Però, quando mi ero diplomato il 04.07.2000, i flussi erano già stati chiusi e così al momento del rinnovo della scadenza del permesso di soggiorno, 29/12/2000, mi sono visto sospendere il permesso di soggiorno, poiché non rientravo nei flussi migratori, in attesa del quesito che aveva inviato il Dirigente dell’Ufficio Immigrazione, Dott. Edoardo Cozzo, al Ministero degli Interni, che chiedeva la possibilità di avere il permesso per “lavoro” anche se non rientravo nelle quote. Purtroppo la risposta è negativa e sono costretto a lasciare il territorio nazionale dopo 9 anni di permanenza, dopo che mi sono perfettamente integrato, dopo che ho studiato la lingua italiana, costringendomi ad abbandonare la mia famiglia per andare in un paese nel quale ormai non ho più alcun punto di riferimento. Molti stranieri, tra i quali anche la mia famiglia, sono disperati per la sorte dei loro figli che si trovano nella medesima situazione e l’unico modo di eludere queste normative, per salvaguardare l’unità familiare, è quello di far abbandonare ai propri figli la scuola, facendoli intraprendere precocemente l’attività lavorativa.

Fonte: Lettere a “L’Unità”, domenica 10/06/2001